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FINANZA/ Così euro e Ue ci hanno portato in trappola

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Il circolo vizioso della crisi senza fine sta compiendo un altro giro. I recenti dati Istat hanno confermato la tanto temuta deflazione in atto. Anche in marzo l'inflazione è risultata essere a -0,2%, in continuità con il dato di febbraio. Un tasso di inflazione intorno all'1% a fine anno resterà una chimera, scritta solo nel libro dei sogni delle previsioni del governo nello scorso anno. I lettori più "maturi" (come il sottoscritto) ricorderanno i mitici anni '70 e i '80. Soprattutto da un punto di vista musicale, ancora oggi spesso alla radio risentiamo brani di successo di quell'epoca. Un'epoca nella quale, nonostante i problemi, il lavoro c'era, così come c'erano le possibilità di costruirsi un futuro dignitoso. Certo occorrevano impegno, sacrificio, costanza e magari un pizzico di fortuna: ma le possibilità c'erano. Come c'erano, non bisogno nasconderselo, i problemi. E forse il principale di questi, da un punto di vista macroeconomico, era l'inflazione, accusata di erodere i risparmi dei lavoratori e così di frenare crescita e sviluppo. Mai nessuno si era azzardato a parlare di un "pericolo dell'inflazione troppo bassa o della deflazione". Mai. Nemmeno con l'avviarsi dell'Unione europea e poi dell'unione monetaria, nemmeno con la nascita dell'euro nessuno ci ha mai detto nulla del pericolo della deflazione. Come mai?

Ora è facile capirlo: questa Unione europea (molto differente da quella ideata dal Trattato di Roma, questa diversa idea di Unione europea nasce ufficialmente col Trattato di Maastricht del 1992) e la nascita dell'euro hanno il preciso obiettivo di tenere sotto controllo proprio l'inflazione. Hanno costruito un gigantesco apparato (l'Ue) e un gigantesco macchinario (la Banca centrale europea) solo per tenere infallibilmente l'inflazione al ribasso. Nessuno dei potenti ha mai parlato al popolo del pericolo della bassa inflazione per due motivi fondamentali: il primo è che quello era precisamente il loro obiettivo inconfessabile, sbandierato quasi fosse un premio mentre era una trappola; il secondo è che il conto salato di questa trappola lo avrebbe pagato il popolo ormai intrappolato.

Ora che la trappola dell'euro e delle regole europee (le regole del "ci vuole più Europa") sono pienamente operative, allora ci accorgiamo che la coperta è troppo corta, ora è chiaro a tutti che se l'inflazione è bassa allora non c'è crescita. Ora che siamo caduti nella trappola, hanno cambiato il discorso e dicono che il problema è la crescita. Ora si punta tutto sulla crescita. Proprio per stimolare la crescita, dopo che per anni ci hanno preso in giro dicendoci che "tra tre mesi c'è la ripresa, no tra sei mesi, non ancora ma all'inizio del prossimo anno" (ecc.), finalmente è sceso in campo il mitico Draghi, prima (nel 2012) minacciando di fare di tutto, "a qualsiasi costo" ("whatever it takes", e lo poteva dire con leggerezza perché sapeva che il "costo" era il nostro!) e poi facendo fuoco con il bazooka, con il piano di acquisti di bond statali da 60 miliardi al mese, poi addirittura ampliato (segno del suo fallimento) a 80 miliardi e ad altri titoli. Un fiume di liquidità, oltre a tutta la liquidità già attuata al favore del sistema bancario europeo.


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