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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ La "crisi" di Renzi che ci costa 20 miliardi

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Gli esempi sono moltissimi altri, ma questi bastano. È chiaro che il governo non ha ancora potuto sanare queste assurdità non perché non voglia, ma perché non ne ha gli strumenti legislativi, stretto com'è tra "devolution" di poteri dal centro alla periferia e continui rischi di contenziosi costituzionali con le Regioni contro eventuali "espropri" di sovranità. Ma quel che difetta, intanto, è anche l'adesione spontanea al nuovo regime da parte delle Regioni e degli altri enti locali "allineati", politicamente, con Palazzo Chigi.

È dunque abbastanza evidente che una gran parte delle sue prospettive politiche di governo e leadership il segretario-premier se le gioca anche per queste ragioni sulla gestione che riuscirà a fare delle sue "periferie". E in questo senso i mesi che dividono dalle amministrative di giugno e ancor più dal referendum istituzionale d'autunno - sempre che Renzi non lo anticipi - sono veramente cruciali. Spetta al leader dimostrare che l'ambito del consenso verso di lui e verso la sua politica, all'interno del partito e dei suoi amministratori locali, può andare significativamente oltre i confini della sua Firenze.

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