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FINANZA E POLITICA/ La "crisi" di Renzi che ci costa 20 miliardi

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Delle nove Regioni che hanno chiesto il referendum sulle trivelle, sette sono a guida Pd; e per un Vincenzo De Luca, governatore della Campania, che abbraccia affettuosamente il suo segretario-premier Matteo Renzi, c'è un Michele Emiliano, governatore della Puglia, che non gli risparmia bordate politiche e un Enrico Rossi che lo contrasta dalla "sua" Toscana. A Milano il Pd non ha trovato di meglio che candidare un manager come Giuseppe Sala, che nel gennaio scorso aveva definito "illazione" la sua vicinanza al Pd. E a Roma i principali istituti di sondaggi non danno favorito Roberto Giachetti. Il punto debole di Renzi, insomma, è il territorio: la periferia del sistema Pd. E lui lo sa. Che poi significa - implicitamente - la periferia del sistema di governo.

Una riprova fattuale, tutta numeri, deriva da uno studio strepitoso, e quindi riportato distrattamente da quasi tutti i media (ma non da Repubblica, nonostante i dati non possano essere graditi al governo perché ne rivelano appunto una sacca di inefficienza), sullo stallo in cui si trova la "spending review" della spesa pubblica rispetto ai principali enti locali deputati a cogestirla, le Regioni. Ebbene, secondo i dati riclassificati dall'ultimo rapporto Ministero Economia e Finanze (Mef)-Istat, quindi super-ufficiali, mentre la centrale unica di acquisti con gare telematiche (le più trasparenti che esistano) cioè la Consip - società controllata dal Mef - ha "filtrato" nel 2015 circa 40 miliardi di spesa pubblica, offrendo sui suoi scaffali digitali ben 7,5 milioni di articoli, gli enti locali - Regioni, ex-Provincie, Comuni, Asl - hanno comprato beni e servizi per un totale di 87 miliardi transitando per il "filtro" della Consip per appena 6,6 di questi miliardi, il 17%, un euro su sei.

Eppure, su questo volume di acquisti, hanno risparmiato grazie al "filtro" della Consip ben 3,2 miliardi rispetto ai prezzi spuntati ai fornitori prima di utilizzare la Consip. Se anche gli altri 80,4 miliardi di spesa fossero stati fatti transitare per la Consip, il risparmio sarebbe stato proporzionale: 20 miliardi circa, più quanti il governo ne sta chiedendo all'Europa come flessibilità rispetto ai vincoli di bilancio.

Perché questa riluttanza degli enti locali a incanalare tutti nella Consip i propri acquisti? Ma che domande: perché comprare è potere. Non è necessariamente intrallazzo: potere significa anche, ad esempio, sostenere - come fanno alcuni governatori - che le produzioni "a chilometro zero" vadano preferite a quelle di origini remote, anche quando si tratti di prodotti indifferenziati e prettamente mass-market, come ad esempio le banali stampanti in bianco e nero, disponibili sul mercato digitale a 36 euro e pagate in certi casi 135.

Rivela lo studio Mef-Istat che le distanze di prezzo in certi casi sono sbalorditive anche sui servizi più spiccioli: il costo medio di una fotocopia in bianco e nero effettuata utilizzando macchinari e prodotti consumabili acquistati in regime di "convenzione Consip" è stato, nel periodo esaminato, di 0,0249 euro; quello delle stesse fotocopie fatte fuori convenzione di 0,0119. E gli esempi sono infiniti. I furgoni commerciali fuori convenzione sono stati più cari di quelli in convenzione del 25%. Il costo annuale di un punto luce fuori convenzione è più caro del 35% rispetto a uno convenzionato. E il gasolio da riscaldamento costa il 5,66% in più.


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