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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Banche-Russia-Panama Papers, il legame che nessuno vede

Vladimir Putin (Infophoto) Vladimir Putin (Infophoto)

Le dark pools europee (dove non viene mostrato il prezzo prima che il trade abbia avvio), infatti, hanno visto il trading crescere di valore del 45% nel 2015, stando al broker Investment Technology Group, mentre quelle tradizionali solo del 28%. E il trend vede le dark pools crescere molto più velocemente dello loro controparti "in chiaro" anche se l'Unione europea da anni lancia appunto minacce riguardo a piani per imporre restrizioni. Ci sono poi i cosiddetti broker-crossing networks, ovvero piattaforme che fanno incontrare i trade tra clienti di varie banche. Il cosiddetto dark trading sulle piattaforme europee definite multilateral-trading facilities o Mtf è cresciuto al 6,6% del mercato azionario europeo nel suo insieme nel 2015 dal 5,7% del 2014, stando a dati del Fidessa Group Plc. In base al Mifid II, ogni dark pool sarà in grado di gestire solo il 4% del trading totale su un singolo titolo, mentre il trading "oscuro" sarà ristretto all'8% del volume per ogni azione. Stando alle intenzioni, chi dovesse violare queste regole vedrebbe sospesa la propria attività di trading. Peccato che siano solo parole e che il tempo passi: cinque anni fa, le dark pools pesavano solo per il 2,7% del trading europeo, mentre lo scorso dicembre erano al 7,5%. Insomma, se Deutsche Bank ma anche Credit Suisse e altre big europee non sono ancora crollate è solo grazie al regalino europeo. 

Direte voi: cosa c'entra tutto questo con le Panama papers e Cameron? Ci arriviamo ora. Primo, quei conti che appaiono sui giornali sono non solo roba vecchia, ma roba inutile, se non a livello politico: chi pensiate che faccia il vero riciclaggio di denaro, attraverso spesso e volentieri swap su tassi di interesse, se non le grandi banche, terminale ultimo della triangolazione dai paradisi fiscali? Andate a vedere quante multe hanno pagato, senza battere ciglio, i mega-istituti di credito europei negli ultimi anni per questa accusa e capirete che Panama è solo una canzone di Ivano Fossati. Il problema è che con il sistema bancario europeo che balla come un ubriaco non si può dirle certe cose, meglio che i giornali riempiano le pagine con scoop sensazionali come i presunti conti off-shore della D'Urso e di Verdone. 

Inoltre, è interessante la genealogia di questo presunto scandalo. Nei primi mesi del 2015, l'anonima spia John Doe inviava una e-mail al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, offrendo 11,5 milioni di documenti sottratti da uno studio legale di Panama specializzato in società di comodo. Il giornale tedesco li accettava e il Consorzio internazionale di giornalisti investigativi (Icij), circa 400 giornalisti provenienti da 80 paesi, ha speso un anno a spulciare i documenti. Poi, con un lancio coordinato, hanno presentato i primi risultati: con un linguaggio identico ripreso da tutti i media, hanno fatto nuove rivelazioni riguardanti corruzione, riciclaggio di denaro e segretezza finanziaria di oltre 140 leader mondiali. Vittime reali? Una, Cameron, a parte il premier islandese che è stato così poco furbo (visto che il suo Paese è stato schiantato da banche che operavano proprio sull'off-shore) da non meritare nemmeno la menzione.