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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Banche-Russia-Panama Papers, il legame che nessuno vede

Lo scandalo Panama Papers sta mettendo nei guai David Cameron, ma sembra quasi giovare a Vladimir Putin, così come, ricorda MAURO BOTTARELLI alle banche europee

Vladimir Putin (Infophoto)Vladimir Putin (Infophoto)

Cosa unisce l'accorata difesa di David Cameron davanti alla Camera dei Comuni riunita e il rally delle banche europee di ieri in Borsa? Formalmente nulla, ma potrebbe stupirvi, in realtà, quale potrebbe essere il minimo comun denominatore nascosto tra le due vicende. La prima è nota: il premier britannico è finito nei guai per le cosiddette Panama papers, ovvero il diluvio di dati bancari provenienti da paradisi off-shore che sta rivelando al mondo la scoperta dell'acqua calda. Ovvero, che chi ha molti soldi, spesso li porta all'estero. Ne aveva già scritto al riguardo un tale Luigi Einaudi, non proprio l'altra settimana e non proprio in toni accusatori. Ma tant'è. Detto questo, più interessante appare la seconda questione: ovvero, sull'attesa di una soluzione tra governo italiano, Cassa depositi e prestiti e banche per trovare una via d'uscita che stabilizzi il nostro sistema creditizio, l'intero comparto a livello continentale ieri ha voluto essere ottimista e credere alla svolta nel Paese delle sofferenze e degli incagli. Ma non solo l'Europa, all'ora di pranzo i futures del Dow Jones salivano di 160 punti. 

C'è da crederci? Guardate i due grafici a fondo pagina. Il primo ci mostra come l'ultima volta che il problema bancario italiano sembrava sul punto di essere risolto, poco più di un mese fa, quando sembrava che sarebbe stata direttamente la Bce a comprarsi i cosiddetti non-performing loans, le cose poi non andarono a finire molto bene. Il secondo è ancora più crudo, perché ci mostra come prosegua la poco edificante traiettoria della mutter di tutte le banche europee, ovvero Deutsche Bank, nonostante quel primo rimbalzo. E fino a oggi le grandi banche Ue devono dire grazie al golpe con cui a inizio febbraio la Commissione europea ha reso noto che l'entrata in vigore del Mifid II potrebbe slittare di un anno, il 3 gennaio del 2018 e non più del 2017. 

Cos'è la normativa Mifid? Una regolamentazione scritta sull'onda della crisi finanziaria, con l'obiettivo di ridurre la poco accorta assunzione di rischi e creare un mercato europeo più integrato e competitivo: in parole povere, stroncare le velleità di azzardo morale di quelle banche commerciali che in realtà sono banche d'investimento, basando il loro core business sul trading e non sull'erogazione di credito e la gestione del risparmio. La versione II, quella di cui parliamo, è stata invece messa a punto per superare i problemi della precedente versione, in particolare intervenendo per adeguare l'operatività agli sviluppi tecnologici nel trading e per aumentare la trasparenza nei mercati dei bond e delle materie prime. 

E cos'è successo adesso? Occorre dare più tempo alle autorità di regolamentazione e agli operatori di mercato per far fronte ai cambiamenti richiesti. Una manovra che sembra fatta ad hoc per permettere a Deutsche Bank (oltre ad altre big europee) di sistemare le cose all'interno delle sue dark pools, le piattaforme di trading non regolamentato, ovvero Autobahn e SigmaX. L'anno scorso il trading nelle cosiddette dark pools o piattaforme over-the-counter è cresciuto molto più di quello nelle Borse tradizionali, sintomo che le famose intemerate regolatorie dell'Ue sul trading oscuro sono rimaste solo parole: inazione totale e nel frattempo l'Europa segue sempre più velocemente le peggiori abitudini di Wall Street.