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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Quelle strane scommesse sul Brasile

Dilma Rousseff (Infophoto)Dilma Rousseff (Infophoto)

Il grafico compara il corso dell'indice Standard&Poor's durante lo scandalo Watergate e l'indice brasiliano Bovespa durante il cosiddetto "caso Carwash", ovvero la prima crisi corruttiva di manager di Petrobras. Insomma, nonostante i 40 anni di differenza fra i due casi, in effetti, alcune similitudini si notano e anche lo svilupparsi degli eventi ha un pattern comune: esattamente come l'inchiesta sull'irruzione al Watergate, le prove e le indagini sulle ruberie nella compagnia petrolifera hanno visto un'escalation negli ultimi due anni, i quali hanno coinciso con un peggioramento molto netto del quadro economico.

Oggi, poi, come gli infami nastri dell'epoca che portarono Nixon alle dimissioni, pare proprio che potrebbe essere la registrazione di una conversazione della Rousseff con il suo predecessore a far scattare l'impeachment, un qualcosa che fino all'anno scorso si dava per pressoché impossibile e che invece vedrà la sua procedura preliminare aprirsi domani a Brasilia. Serve cautela? 

Ovviamente sì e per un paio di ragioni. Primo, il Brasile non è l'America. Certamente la corruzione è una piaga che riguarda anche gli Usa e il fatto di sedere su 19 triliardi di debito configura Washington come la capitale di una Repubblica delle banane nell'immaginario di molti, ma resta il fatto che in Brasile un quarto del Congresso sta affrontando procedimenti penali, cioè un quarto di chi fa parte del comitato per l'impeachment contro la Rousseff è esso stesso sotto inchiesta da parte della Corte Suprema per qualche reato, sia esso malversazione o quant'altro. E non è un caso, infatti, che le proteste di piazza in Brasile non vedano i partecipanti calcolati in centinaia di migliaia, ma in milioni ogni singola volta: ripeto, sono in milioni in piazza. Stiamo quindi parlando di una nazione che sta lentamente scivolando verso la status di Paese fallito e dubito che questo sia il posto esatto in cui molta gente voglia veder investito il proprio denaro. 

C'è poi questo altro grafico, dal quale si desume immediatamente una cosa: nel periodo tra l'1 e il 15 marzo scorso, gli unici a comprare equities brasiliane sono stati investitori stranieri. Amanti del rischio? Sanno qualcosa? Certamente hanno un posto di prima fila per la discesa del Brasile nel caos economico e politico, oltretutto con le Olimpiadi di Rio de Janeiro che si avvicinano sempre di più e il virus Zika non ancora debellato. Ma forse sanno anche che per il dopo-Rousseff si potrebbe aprire una via argentina per il Brasile, ovvero chiusura dei conti definitiva con la sinistra di Lula e soci e apertura di una stagione di più marcato liberismo economico. In quel caso, comprare ora è davvero l'affare del secolo. Vuoi vedere che la Rousseff stavolta esce di scena davvero, magari con la spintarella di qualche pressione governativa estera? Ricordatevi che alle Panama Papers mancano ancora delle pagine da pubblicare, chissà mai quali nomi potrebbero esserci dentro.


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