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SPY FINANZA/ Quelle strane scommesse sul Brasile

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Dilma Rousseff (Infophoto)  Dilma Rousseff (Infophoto)

Oramai ci siamo. Il destino politico della presidente brasiliana, Dilma Rousseff, è legato alle scelte di una cinquantina di deputati, a tutt'oggi "indecisi" (o che rifiutano di dichiararsi), nel voto sull'avvio della procedura di impeachment che la Camera di Brasilia inizierà a esaminare domani. Ufficialmente questi sono gli schieramenti: 306 contro la presidentessa, 125 a favore, 40 indecisi, 42 si rifiutano di rispondere. Per vincere alla Camera, l'opposizione ha bisogno di 342 voti, i due terzi dell'assemblea composta da 513 deputati. Mentre, per respingere l'assalto, alla presidentessa ne servono 173. Ma la situazione sembra precipitare di giorno in giorno per la protetta di Lula, visto che un altro partito della coalizione che la appoggiava ha abbandonato il governo. Si tratta del Pp (partito progressista), una formazione conservatrice di centrodestra che, com'era già accaduto per il Pmdb, uscito dal governo una settimana fa, di fronte all'impeachment si è divisa: dei 44 deputati che lo compongono, 31 hanno votato per appoggiare la destituzione e lasciare l'esecutivo, 13 contro. Posizioni di contrasto che riflettono quelle del Paese, dove una solida maggioranza, oltre il 60%, vuole l'allontanamento della Rousseff, mentre una consistente minoranza è contraria. 

Comunque sia, quella che ci rimanda il più grande scandalo legato alla corruzione di sempre è l'immagine di un Paese minato alle fondamenta democratiche: a oggi lo scontro tra i due schieramenti è infatti sulla stessa legittimità della procedura scelta. La presidentessa, l'ex presidente Lula e tutta la sinistra brasiliana sostengono infatti che si tratti di una procedura golpista, perché la Rousseff non è accusata di alcun reato che giustifichi l'impeachment. Tutti gli altri invece dicono che quanto commesso, ovvero la contabilità creativa del bilancio statale per nasconderne il deficit, è prova sufficiente di per sé. E aggiungono che comunque Dilma Rousseff è coinvolta nella corruzione perché craxianamente «non poteva non sapere» della rete di tangenti fra commesse pubbliche e industrie private gestita da Petrobras, il gigante petrolifero brasiliano. 

Con il governo che continua a perdere pezzi, a poche ore dall'inizio della seduta decisiva, il vento soffia contro la presidente. Che paga, tra l'altro, appena un anno e mezzo dopo essere stata rieletta, una grave crisi di popolarità per la recessione economica che ha colpito il Paese. E proprio ieri è arrivata la riprova di una situazione in caduta libera, visto che il Copom ha reso nota la sua previsione trimestrale sull'outlook inflazionistico del Paese. Partendo da uno scenario di riferimento con politica passiva (ovvero il Selic, il tasso di interesse, costante al 14,25% e il cross real/dollaro costante a 3.70), la proiezione inflazionistica per la fine del 2016 è deteriorata di 40 punti base al 6,6%, quindi sopra il limite massimo del target fissato dalla Banca centrale, la quale si trova ora intrappolata nel labirinto di inflazione alta e crescita nulla. 


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