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SPY FINANZA/ La nuova minaccia per Italia e Pigs

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Un altro giorno di rally per la borsa di Tokyo, la quale ieri ha chiuso in rialzo del 3,2% a 16.911 punti dopo che lo yen ha continuato a scivolare sul dollaro (109,37 il cambio dopo aver toccato quota 107 questa settimana). Si è trattato del terzo giorno consecutivo di consistenti rialzi alla Borsa giapponese, nel quadro di una ripresa dei mercati asiatici mediamente saliti ai massimi da oltre quattro mesi, sia per un consolidamento generale del dollaro che per le attese di ulteriori stimoli monetari e fiscali. L'atmosfera tra gli investitori si è rasserenata dopo gli ultimi dati sulla crescita delle esportazioni cinesi e il buon andamento di Wall Street, a ruota del bilancio superiore alle aspettative annunciato da JPMorgan Chase. 

Ieri, inoltre, l'autorità monetaria di Singapore - dopo dati economici relativamente deludenti - ha sorpreso i mercati con un allentamento della sua politica, attraverso la fissazione a zero del tasso di apprezzamento consentito alla valuta locale: molti analisti attendevano invece la conferma della strategia che consentiva un modesto apprezzamento del dollaro di Singapore. Come anticipato, lo yen si è indebolito nella fascia mediana di un cambio tra 109 e 110 nei confronti del biglietto verde, favorendo acquisti sui titoli delle società esportatrici, a partire da quelli automobilistici. Ma se vogliamo essere sinceri, la dinamo dei rialzi delle equities nipponiche è sempre la stessa: le parole del governatore della Banca del Giappone, Haruhiko Kuroda, il quale ha detto in maniera chiara di essere pronto a espandere il suo programma di acquisto di obbligazioni e a tagliare i tassi di interesse ulteriormente in territorio negativo per innescare la crescita dell'economia del Paese. Altro metadone e il mercato festeggia. 

Parlando alla Columbia University di New York, Kuroda ha infatti ribadito che la Banca centrale «non esiterà a prendere misure di allentamento aggiuntivi in termini di quantità, qualità e il tassi di interesse, se si ritiene necessario», questo dopo che lo stesso istituto ha sorpreso i mercati a gennaio portando il tasso di interesse in territorio negativo nel tentativo di frenare la scivolata dell'economia nuovamente dentro la stagnazione che ha perseguitato il Giappone nella gran parte degli ultimi due decenni. La mossa ha in un primo tempo innervosito alcuni investitori, in quanto ha suscitato preoccupazioni che le banche centrali possano essere a corto di strumenti con cui stimolare le loro economie, ma ora sul mercato è tornata prevalente la logica dell'onnipotenza monetaria: la BoJ tornerà a riunirsi il 27-28 aprile, quando pubblicherà le previsioni trimestrali sui prezzi e l'economia e renderà nota la sua decisione in materia politica monetaria. 

Nuovo bazooka in vista? Non è da escludere, visto che ormai i giapponesi si sono spinti talmente oltre da non poter tornare indietro facilmente, come ci mostra eloquentemente questo grafico. Ma che i rischi per l'economia nipponica stiano aumentando a dismisura lo ha confermato l'altro giorno l'ex capo economista del Fmi, Olivier Blanchard, il quale non ha usato il fioretto per tratteggiare il potenziale epilogo dell'esperimento Abenomics: «Il Giappone si sta indirizzando verso una crisi di solvibilità a tutto tondo, visto che la nazione sta terminando gli investitori locali e potrebbe essere obbligata in ultima istanza a sgonfiare il suo debito in un finale di partita disperato. I tassi di interessi a zero hanno finora mascherato il rischio sottostante rappresentato dal debito pubblico nipponico, il quale quest'anno raggiungerà il 250% del Pil e rischia di entrare in una spirale rialzista con traiettoria insostenibile. Con enorme sorpresa, abbiamo notato che i pensionati giapponesi hanno accettato di detenere debito governativo a tasso zero ma presto l'investitore marginale non sarà il pensionato giapponese». 

 



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