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SPILLO/ I "trucchetti" di Deutsche Bank (e delle banche italiane)

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I numeri lo dimostrano: le banche italiane hanno sofferenze lorde (cioè crediti di cui pensano di non poter più incassare il rimborso) per 200 miliardi. Quelle nette, cioè la parte che non è già stata spesata negli accantonamenti per future perdite fatti nei bilanci delle banche che le detengono, è la metà circa: diciamo insomma 100 miliardi. Ebbene: secondo il governo, che lo ha dimostrato con il suo decreto di “risoluzione” delle quattro banche fallite (Etruria, CariFerrara, CariChieti e Banca Marche) il valore di mercato di queste sofferenze è assai modesto, cioè il 17,5% del loro ammontare teorico. Significa che su 100 miliardi di sofferenze nette le garanzie a copertura, se si va a realizzarle sul mercato, fruttano probabilmente solo 17,5 miliardi. Ciò implica l’esistenza di perdite inespresse nei bilanci delle banche di 82,5 miliardi. Roba da far saltare in aria tutto il mercato italiano.

Allora cosa vuol fare il Fondo Atlante, con la micragnosa partecipazione (dovrebbe essere di 600 milioni) della Cassa depositi e prestiti? Vuol fare l’unica cosa che le autorità europee - totalmente prone agli interessi loschi della Germania - ci permettono di fare. Cioè un piccolo intervento privato. Un gruppo di privati più la Cassa tirano fuori 6 miliardi, li mettono in un fondo, con questi soldi il fondo rileva sofferenze pagandole il 30% e spera, così, che i fondi internazionali specializzati in questo lavoro ne rilevino altre allo stesso prezzo. Sarà… 

Contemporaneamente il governo si prepara a riscrivere le regole, oggi farraginose e inefficienti (e quindi fa bene a riscriverle!), cui le banche devono sottostare per realizzare le garanzie loro prestate dai debitori a fronte dei crediti non rimborsati. In particolare sul fronte immobiliare, si dovrebbero dimezzare i tempi biblici (in media 4 anni) oggi occorrenti per poter vendere una casa ipotecata e confiscata. La cosa, però, con tutta evidenza, non sarà per niente risolutiva, almeno sull’immediato, perché il mercato immobiliare è ancora fermo, oppresso da una valanga di immobili in vendita che non incontrano compratori. Però, certo: Atlante aiuta. Ma - va ripetuto - è un aiutino. Un gattino presentato - nello “storytelling” istituzionale - come se fosse un leone.

I leoni veri sono quelli tedeschi che in questi stessi giorni hanno fatto sentire ben altri ruggiti. Sarebbe probabilmente ingeneroso criticare il governo, la Banca d’Italia e le banche private che hanno accrocchiato questo aiutino: più di così è chiaro che l’Italia non ha potuto o saputo ottenere. Accontentiamoci. Ma raccontiamola, la verità, al mercato e agli elettori: Atlante va bene, ma è un modesto sollievo, non la soluzione. Chi doveva capire l’ha capito: pochi, solo gli addetti ai lavori. Gli altri rischiano di credere che sia risolto il problema: e questo non è trasparente, né democratico.

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