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SPY BANCHE/ La "lezione" di Apple, Google e co. per le banche italiane

Nell'ultimo periodo è intenso il dibattito sul tema delle banche. Per MASSIMO VALENTINI ci sono dei punti su cui vale la pena concentrarsi per non perdere delle occasioni

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Nell'ultimo periodo è intenso il dibattito sul tema delle banche. Dopo la vicenda delle quattro banche salvate, oggi sono in cantiere in Italia una serie di interventi miranti a garantire il salvataggio dell'intero sistema. Non è in discussione la necessità di porre in atto tulle le azioni mirate a salvaguardare l'infrastruttura finanziaria del nostro Paese, ma è altrettanto necessario avviare una riflessione culturale sulle cause scatenanti la crisi del settore bancario. Naturalmente, in primo luogo, occorre far riferimento alla cultura dell'indebitamento che ha pervaso la mentalità della finanza speculativa internazionale e che è arrivata sino alla singola e umile persona di qualche periferia a cui è stato proposto di poter rispondere ai propri desideri e bisogni ricorrendo semplicemente al debito che le banche senza alcun problema concedevano. 

Questa cultura ha creato un disastro facendo aumentare l'indebitamento degli stati sovrani che sono stati costretti a salvare le banche dei propri paesi, creando gravi motivi di preoccupazione sull'effettiva onorabilità di tali debiti nel tempo e comunque andando verso politiche sempre più restrittive nella gestione della finanza pubblica, tanto più che la ripresa è soprattutto bloccata da un sistema economico che non è in grado di sviluppare una domanda adeguata per gli squilibri sociali presenti in molti paesi. Questa cultura ha inoltre ha alterato il normale funzionamento di un sistema che vede la finanza al servizio di chi produce e lavora, che invece, sulla base del mito che attraverso la finanza si poteva creare ricchezza , ha asservito l'intero sistema economico e gli Stati per poter ripagare gli stock di debito creati da questa impostazione. 

Ma la riflessione sul tema delle banche necessita anche di un affondo specifico sulla situazione italiana, in cui sono ravvisabili delle fragilità specifiche del sistema bancario che ha ancora bisogno di interventi di sostegno per salvaguardare la stabilità dei mercati. Da una parte la crisi delle quattro banche, di alcune Popolari e di alcune Bcc, che hanno provocato la riforma del sistema delle banche popolari e delle banche del credito cooperativo, ha evidenziato l'inadeguatezza di alcune lobby localistiche che hanno trovato espressione in alcuni consigli di amministrazione. Una visione provincialistica e autoreferenziale per la gestione di piccoli poteri ha lasciato mano libera nella gestione delle banche a manager avventurieri, figli della cultura dell'indebitamento e di una visione speculativa di breve periodo, che è da anni dominante nel mondo della finanza internazionale. 

Accanto a questa criticità ce n'è un'altra particolarmente grave, che ancora non viene generalmente colta perseguendo il mito della grande dimensione come il toccasana delle inefficienze gestionali. In questi anni di crisi, al contrario, è sotto gli occhi di tutti l'incapacità di molte grandi banche nel saper gestire adeguatamente la nuova congiuntura salvaguardando il proprio business tradizionale e continuando a fornire un supporto alle imprese. L'arretratezza culturale di molte grandi banche è stata ben visibile nell'assenza della centralità del cliente nel perseguire il proprio business, l'incapacità a saper valutare e gestire i rischi e le opportunità che un cliente offre, rifugiandosi in sistemi di valutazione automatici deresponsabilizzanti che hanno provocato un calo di professionalità e partecipazione da parte del personale.