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SPILLO-FLASH/ Popolare di Vicenza: Mediobanca attacca Atlante (e Intesa Sanpaolo)

Pubblicazione:martedì 19 aprile 2016

Il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli Il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli

Dopo una lunga riunione notturna, il consiglio d'amministrazone della Banca Popolare di Vicenza ha comunicato la forchetta di prezzi in vista dell'aumento di capitale da 1,7 miliardi, che dovrebbe partire a giorni (il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ha detto che il prospetto sarà esaminato oggi). Il range individuato assieme a Mediobanca, advisor della Vicenza, spazia fra un minimo di 0,10 euro ("non vincolante") e un massimo vincolante di 3 euro. Una forchetta subito giudicata piuttosto anomala dai mercati: anche se una finestra a suo modo coerente con un caso anomalo di crisi bancaria, reso ancora più anomalo dall'avvento sulla scena di Atlante, il fondo nazionale salva-banche promosso una settimana fa dal Governo. (Contro l'anomalia-Atlante giusto stamattina il Financial Times ha sparato una nuova Lex molto pesante: prospettando che le banche "salvatrici" della Vicenza, di Veneto Banca e forse di Mps, potrebbero aver presto bisogno di essere esse stesse "salvate").

Una forchetta amplissima, quella annunciata stamattina: frutto presumibile di un braccio di ferro fra il consiglio presieduto da Stefano Dolcetta e Mediobanca, con la possibile partecipazione esterna di altri soggetti (Tesoro, Bankitalia, Quaestio, la Sgr controllata dalla Cariplo che giusto ieri ha assunto da Unicredit parte della garanzia sull'aumento PopVi). Il limite inferiore segnala certamente il punto di vista noto di Mediobanca, la quale ha stimato il valore della Vicenza post-aumento fra 1,1 e 1,6 miliardi, cioè meno dell'aumento. La valutazione implicita del possibile prezzo di emissione delle nuove azioni è inequivocabile: zero (e 0,10 è l'equivalente del proverbiale "una lira"). Tale valutazione è coerente con il pre-marketing difficile dell'operazione: quello che ha costretto UniCredit a tirarsi indietro dalla garanzia che - presumibilmente - lo avrebbe obbligato a farsi carico della maggioranza della Vicenza, consolidandola così nel proprio bilancio e appesantendo i coefficienti patrimoniali.

Il limite superiore così ampio è stato invece prevedibilmente voluto dal cda: un consiglio in cui siedono ancora vecchi consiglieri dell'"era Zonin" e - soprattutto - il consiglio che ha approvato il bilancio 2015. Quest'ultimo - l'ultimo documento di informazione finanziaria disponibile per i mercati - attribuisce ancora all'azione Vicenza un valore contabile di 6,3 euro, fissato come prezzo di recesso in sede di trasfomazione in Spa . Il cda ha tentato evidentemente di "salvare la faccia" e forse anche qualcosa di più nel momento in cui "il disastro" della Vicenza (come ha scritto stamattina Il Sole 24 Ore) giunge alla sua tappa conclusiva. 

Fatte queste premesse, ora la parola è al mercato: oppure ad Atlante.  In sintesi estrema e brutale, Mediobanca: 1) ha segnalato al mercato che il prezzo "corretto sul mercato" è 0,10 "e stretti dintorni"; 2) a 0,10 "e dintorni" l'aumento è probabilmente collocabile sia presso i piccoli soci, sia presso i grandi istituzionali; 3) a "0,10 e dintorni" l'approdo successivo e immediato al listino di Borsa sarebbe non  problematico mentre lo sarebbe a valori superiori. Il consiglio sembra aver invece espresso essenzialmente un desiderio: inevitabilmente lontano dalle affermazioni di fatto di Mediobanca. Dolcetta e consiglieri (e magari alcuni azionisti importanti) gradirebbero un prezzo che non diluisse quasi a zero gli attuali soci e non mettesse a nudo che la Popolare di Vicenza è una banca "a patrimonio zero".


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