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Economia e Finanza

GEO-POLITICA/ I "facilitatori" del terrorismo islamico

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Ecco le parole di Bassam Abu Sharif: «Ho seguito personalmente le trattative per l’accordo. Aldo Moro era un grande uomo, un vero patriota. Voleva risparmiare all’Italia qualche mal di testa. Non l’ho mai incontrato. Abbiamo discusso i dettagli con un ammiraglio, gente dei servizi segreti, e con Stefano Giovannone (capocentro del Sid e poi del Sismi a Beirut, ndr). Incontri a Roma e in Libano. L’intesa venne definita e da allora l’abbiamo sempre rispettata». E cosa prevedeva? «Ci veniva concesso di organizzare piccoli transiti, passaggi, operazioni puramente palestinesi, senza coinvolgere italiani. Dovevamo informare le persone opportune: stiamo trasportando A, B, C... Dopo il patto, ogni volta che venivo a Roma, due auto di scorta mi aspettavano per proteggermi. Da parte nostra, garantivamo anche di evitare imbarazzi al vostro Paese, attacchi che partissero direttamente dal suolo italiano». E chi dovevano informare dei transiti? «I servizi segreti. Chi altro? Non il ministero del Turismo». In compenso, con ogni probabilità, il conto per quell’accordo che non piacque ad ambienti atlantici, Aldo Moro lo pagò anni dopo con la vita, visto che è realtà ormai riconosciuta che sul luogo del rapimento e dell’eccidio della sua scorta, in via Fani a Roma, non ci fossero solo brigatisti rossi. E questo punto lo ritengo fondamentale per capire la realtà odierna, attingendo alle esperienze del passato. 

Se infatti proprio la lotta al terrorismo interno delle Brigate Rosse ha permesso alla nostra intelligence di essere oggi di gran lunga la migliore a livello europeo, insieme a quella britannica, dall’altro occorre anche ricordare come il terrorismo rosso fu utilizzato di fatto da parte dello Stato per legittimare la cosiddetta svolta autoritaria. È innegabile che il 16 marzo del 1978 i brigatisti sapessero esattamente cosa facevano, sapevano con certezza che l’onorevole Moro sarebbe passato da via Fani, nonostante il tragitto non fosse fisso e variasse in base agli appuntamenti della giornata. Sapevano con certezza che la volante della polizia sempre presente all’incrocio tra via Bitossi e via Massimi si sarebbe allontanata prima che loro entrassero in azione. Sapevano che avrebbero potuto contare su un inspiegabile black out telefonico nella zona di via Fani subito dopo l’agguato, con conseguente interruzione delle comunicazioni. E, forse, sapevano che la complicità all’interno della Sip sarebbe durata anche durante i 55 giorni di prigionia dello statista democristiano. Forse non sapevano che quella stessa mattina, alle 9, presso via Fani, mentre avveniva la strage, si aggirava senza apparenti ragioni il colonnello del Sismi, Camillo Guglielmi. 

Chi era costui? In forza al servizio segreto militare, era uno stretto collaboratore del generale Giuseppe Santovito (piduista) ed era stato istruttore presso la base di Gladio di Capo Marrargiu, dove aveva insegnato ai gladiatori le tecniche dell’imboscata. Guarda caso, la stessa tecnica usata in via Fani. E, guarda caso, rispunta in questa vicenda Gladio e quindi Stay Behind, la struttura clandestina Nato comparsa anche negli omicidi della banda della Brabante Vallone di cui vi ho parlato nelle prime due puntate dell’inchiesta. Cosa vuol dire questo? Lungi dal voler dire che le nostre forze di sicurezza stanno giocando a favore dei terroristi che si spostano o attraversano il nostro Paese, occorre però prendere atto che ci sono strutture dello Stato che utilizzano il terrorismo, ieri rosso o nero e oggi islamico, per perseguire finalità di rafforzamento politico e limitazioni delle libertà personale in momenti di particolare delicatezza. Quindi, quando vi imbattete in versioni alternative della realtà che scomodino sette segrete, complotti esoterici, responsabilità di logge e priorati, lasciate perdere. Il fatto che George W. Bush sia stato un membro della loggia Skull&Bones ai tempi dell’università, non fa di lui un illuminato, ma soltanto uno dei peggiori presidenti che l’America abbia avuto, uno passato alla storia perché si è quasi strozzato mangiando un bretzel davanti alla tv. È il codazzo neo-con che agiva nell’ombra dei corpi intermedi che ha pianificato le operazioni di destabilizzazione in Afghanistan e Medio Oriente, i cui costi stiamo pagandoli ancora oggi: non serve scomodare sette, rituali ed esoteria, lui era solo il legittimatore del piano, metteva firme. È soltanto geopolitica, ragion di Stato e tutela dei propri interessi, economici in primis


COMMENTI
02/04/2016 - Facilitatori (Giuseppe Crippa)

Ringrazio Bottarelli perché mi aiuta ad allargare lo sguardo sul terrorismo islamico così da valutarne i multiformi aspetti. Peccato che questo non accada per altre vicende quali, ad esempio, l’emigrazione dai paesi africani, scambiata spesso a torto per fuga dalla guerra. Ovviamente non chiedo a Bottarelli di farsene carico ma non sarebbe male che qualcuno provasse ad alzare il velo sui facilitatori (in particolare quelli italiani)…