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Economia e Finanza

GEO-POLITICA/ I "facilitatori" del terrorismo islamico

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Louis-Antonie De Sant-Just diceva che «la guerra per la libertà dev’esser fatta con collera» ed è questo il messaggio che gli attentati in Francia e Belgio, rimandano: rabbia cieca di un fanatismo altrettanto cieco. Ma non in grado di perpetrare attacchi con quelle modalità, se non attraverso la serie infinite di falle, casualità, coincidenze e stranezze che vi ho elencate finora. Attenzione però all’effetto collaterale di questa politica, ovvero la risposta dello Stato come si è sostanziata in Francia subito dopo gli attacchi del 13 novembre scorso. Gehrart Baum, ministro dell’Interno tedesco durante gli anni di piombo della Raf ed eminente giurista, disse: «Il successo non è il metro per la fondatezza del diritto… Colui che cerca sicurezza a scapito della libertà perde la sua sicurezza... solo lo stato di polizia è totalmente efficace». Oggi si invoca più collaborazione tra le intelligence, addirittura una Cia europea e un ministro degli Interni europeo, come ha fatto domenica scorsa Eugenio Scalfari nel suo editoriale su Repubblica: ma servirà, se poi le informazioni condivise finiscono in mano all’intelligence belga? O, peggio, a soggetti che possono avere propri interessi nel permettere che qualcosa accada, invece che prevenirlo? 

E poi, non esiste già l’Europol, una polizia giudiziaria sovranazionale fondata nel 1993 (e divenuta operativa il 1 luglio del 1999) proprio dai membri Ue per diventare l’Fbi d’Europa, con un computer centrale che memorizza i dati di tutte le polizie nazionali? Sapete dove ha sede il quartier generale? In una deliziosa palazzina art nouveau al 47 di Ramm-Weg a L’Aja, in Olanda: in quello stesso palazzo, durante l’occupazione nazista dei Paesi Bassi, aveva sede il quartier generale della Gestapo. Nemesi?

Concludo con un pensiero di Winfried Hassemer, studioso di diritto: «È una tattica copiosamente diffusa della politica populista, così com’è manipolata dai nostri dirigenti, quella di giocare sulle paure oscure nate dalla perdita di solidarietà sociale. È una tattica pagante, perché induce il cittadino ad accettare restrizioni sempre nuove, sempre più severe dei suoi diritti e delle libertà individuali» Nessuno qui nega che l’estremismo islamico esista o che sia un pericolo, né tantomeno avallare la tesi che gli attentati siano messe in scena e i feriti delle comparse (ebbene sì, ho dovuto leggere anche questo negli ultimi giorni), ma attenzione alle risposte che diamo a questi avvenimenti. Perché spesso sono le stesse che terroristi e loro “facilitatori” vogliono ottenere, giocando di sponda. 

 

(3- fine)

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COMMENTI
02/04/2016 - Facilitatori (Giuseppe Crippa)

Ringrazio Bottarelli perché mi aiuta ad allargare lo sguardo sul terrorismo islamico così da valutarne i multiformi aspetti. Peccato che questo non accada per altre vicende quali, ad esempio, l’emigrazione dai paesi africani, scambiata spesso a torto per fuga dalla guerra. Ovviamente non chiedo a Bottarelli di farsene carico ma non sarebbe male che qualcuno provasse ad alzare il velo sui facilitatori (in particolare quelli italiani)…