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GEO-POLITICA/ I "facilitatori" del terrorismo islamico

MAURO BOTTARELLI continua la sua analisi sugli attentati compiuti a Bruxelles e a Parigi, ripescando utili elementi della recente storia, anche italiana sul terrorismo

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Proseguendo nell’analisi cominciata mercoledì, c’è poi lo strano timing scelto dalle autorità francesi, nella fattispecie il presidente Hollande, per la proclamazione dello stato di emergenza. E lo confermò l’alto funzionario del ministero dell’Interno, Thomas Andrieu, in un’intervista all’agenzia Aef: «È stata la legge più veloce della Quinta Repubblica. Sono stato colpito della decisione del presidente di dichiarare lo stato di emergenza alle 22.30 del 13 novembre». Ovvero, quando Hollande era stato appena evacuato dallo Stade de France e prima ancora che si sapesse della sparatoria al Bataclan e nei café. «La nostra prima decisione è stata di redigere i decreti, i quali sono stati adottati dal Consiglio dei ministri a mezzanotte»: il blitz delle teste di cuoio al Bataclan sarebbe terminato venti minuti dopo. E ancora Andrieu: «Fin dai primi minuti degli attentati, l’insieme dei prefetti e delle forze di sicurezza interna sono stati mobilitati. Il ministero degli Interni ha redatto le istruzioni per i prefetti già alle 7 del mattino del 14 novembre, firmate da Bernard Cazeneuve. In 48 ore anche il parlamento aveva votato e promulgato la legge speciale». Al netto di una situazione inaspettata, drammatica, in evoluzione per almeno tre ore, non vi pare una reazione legislativa un pochino troppo spedita, viste anche la sua portata storica e le conseguenze costituzionali? 

Ma torniamo ai giorni nostri, alla stretta attualità della strage di Bruxelles. Non solo si scopre che Khalid El Bakraoui, l’attentatore della metropolitana, ha usato l’identità dell’ex calciatore dell’Inter, Ibrahim Maaroufi, per affittare un appartamento divenuto un covo del commando delle stragi di Parigi, ma che lo stesso terrorista è transitato dall’Italia a fine luglio 2015, prima di raggiungere Atene. Inoltre, stando a fonti di SkyTG24, il 9 dicembre dello scorso anno la polizia belga ha effettuato una perquisizione: nell’abitazione gli agenti non hanno trovato né armi, né esplosivo, ma le impronte digitali della mente delle stragi in Francia, Abaaoud e di Bilal Hadfi, guarda caso il giovane terrorista che si è fatto esplodere a Parigi all’esterno dello Stade de France. Ammazzando solo se stesso. Insomma, un network - quello franco-belga - noto al mondo intero, tracciato anche quando andava alla toilette dopo il 13 novembre, eppure capace non solo di sparire come ha fatto Salah Abdeslam, ma anche di compiere l’attentato di Bruxelles. La cui unica domanda senza risposta è la più importante: chi è e che fine ha fatto il terzo uomo? E gli altri due erano davvero kamikaze o quei borsoni sono esplosi tramite un radiocomando o un telefonino? Tralasciando, poi, l’assurdità della versione riguardo l’arrivo di un taxi non grande come desiderato e quindi il trasporto di una minor quantità di esplosivo. State certi, chi è l’uomo col cappello non lo sapremo mai. 

Ma tanto per farvi capire che gli Stati non ragionano come le persone e che una possibile “disattenzione” verso certi fenomeni sia più che possibile da parte di apparati della sicurezza e interni (quello che negli Usa chiamano il Deep state e che in Italia lo storico Aldo Giannuli ribattezzò “lo Stato parallelo”), basti pensare all’Italia. Non solo nel nostro Paese i servizi segreti hanno usato l’irredentismo sudtirolese in Alto Adige come palestra per la strategia della tensione (poco meno di 400 attentati tra il 1956 e il 1988, costati la vita a 15 esponenti delle forze dell’ordine, 2 civili e 4 attentatori e sullo sfondo le famigerate Upi - Unità di pronto impiego - legate proprio a Gladio, come in Belgio), ma fu lo Stato stesso a scendere a patti con i terroristi per evitare che l’Italia pagasse un conto di sangue all’instabilità mediorientale. Lo ha confermato Bassam Abu Sharif, leader storico del Fronte popolare palestinese, in un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera del 14 agosto 2008 a firma di Davide Frattini e che si apriva con il ricordo di ciò che Francesco Cossiga definì “il lodo Moro”, ovvero l’accordo tra lo statista democristiano e i palestinesi. 


COMMENTI
02/04/2016 - Facilitatori (Giuseppe Crippa)

Ringrazio Bottarelli perché mi aiuta ad allargare lo sguardo sul terrorismo islamico così da valutarne i multiformi aspetti. Peccato che questo non accada per altre vicende quali, ad esempio, l’emigrazione dai paesi africani, scambiata spesso a torto per fuga dalla guerra. Ovviamente non chiedo a Bottarelli di farsene carico ma non sarebbe male che qualcuno provasse ad alzare il velo sui facilitatori (in particolare quelli italiani)…