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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ "L'aiutino" di Draghi alle corporations Usa

La sede della Bce a Francoforte (Infophoto)La sede della Bce a Francoforte (Infophoto)

Ieri, però, ad Amsterdam, a margine dell'Eurogruppo, il suo presidente, l'olandese Jeroen Dijsselbloem e il direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, hanno fatto muro contro Berlino e difeso in maniera chiara l'indipendenza di Draghi dalle pressioni politiche. «Tutte le Banche centrali devono essere indipendenti nell'attuazione della loro politica monetaria, su questo credo siamo tutti d'accordo», ha spiegato la Lagarde. Della stessa opinione anche il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, stando al quale i politici devono moderare commenti e critiche: «Draghi deve prendere decisioni che siano adeguate per l'intera Eurozona, nell'ambito del suo mandato, e questo è esattamente quello che sta facendo. Più noi ci limiteremo nell'esprimere commenti e più efficace potrà essere il suo lavoro», ha tuonato Dijsselbloem. Insomma, dopo l'appeseament del capo del Bundesbank, Jens Weidmann e i toni più concilianti di Angela Merkel, è la pancia profonda e livorosa della Cdu e della Csu ad aver dichiarato guerra a Draghi e alla sua politica di tassi negativi che colpisce le sparkassen tedesche e i loro risparmiatori. Ma al netto del proverbiale egoismo tedesco, come va in realtà l'eurozona? 

L'ultimo dato è proprio di ieri: l'indice Pmi dei direttori di acquisto della zona euro ha subito un rallentamento inatteso ad aprile, tornando ai livelli di febbraio quando aveva toccato il minimo di 13 mesi. Stando a quanto reso noto da Markit, l'indice composito, sintesi di manifattura e servizi, si è attestato a 53 contro il 53,1 di marzo e a fronte delle stime degli economisti a 53,2. Come sapete, un livello sopra 50 indica una situazione di espansione economica, sotto segnala contrazione. E se l'indice del settore servizi è salito leggermente a 53,2 da 53,1, risultando comunque sotto le attese di 53,3, quello del settore manifatturiero è sceso a 51,5 da 51,6 contro attese per 51,8. Il Pmi indica quindi che il tasso di crescita economica all'inizio del secondo trimestre è marginalmente più debole della media registrata nel primo trimestre e leggermente più lento della media dello scorso anno. Sia il settore manifatturiero che quello terziario hanno ancora una volta registrato solo una moderata crescita e in entrambi i casi i tassi di espansione sono risultati appena inferiori alla media del primo trimestre 2016. 

«Chi cerca segnali più positivi, nonostante il basso punto di partenza, osserverà una crescita occupazionale in aumento così come gli indicatori dei prezzi. Tuttavia politiche economiche ancora più aggressive da parte della Bce saranno forse necessarie per stimolare ancora di più una robusta e sostenibile ripresa e far ripartire le pressioni inflazionistiche», ha commentato Chris Williamson, capo economista di Markit. E qui i tedeschi drizzano le antenne, giustamente a mio modo di vedere: politiche ancora più aggressive? Al punto a cui siamo arrivati vedo solo due ipotesi, ovvero acquisto diretto di titoli azionari o helicopter money, ovvero finanziamento diretto del Tesoro attraverso la stampa di denaro fresco. Vogliamo arrivare a questo? Vogliamo diventare giapponesi? Tanto più che, andando nel dettaglio, ad aprile la crescita dell'attività del settore privato tedesco ha frenato al minimo da 9 mesi con l'accelerazione del manifatturiero che non è stata in grado di compensare il rallentamento dei servizi.