BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ La "sfida elettorale" tra Merkel e Renzi

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

Il governo italiano può sempre alzare la bandiera del Paese fondatore, ma c’è da dubitare che basti. Diventa così attuale la questione posta da Alberto Alesina e Francesco Giavazzi: l’Italia vuole stare nel primo cerchio della futura Europa? E, se lo vuole per scelta di fondo non solo per orgoglio nazionale, è pronta? La riposta è no. Allora cosa deve fare? Ridurre il debito e aumentare la crescita. Come a dire, la quadratura del cerchio. L’equazione è difficile e piena di incognite, però esiste una formula efficace anche se non esattamente magica: abbassare le imposte e contemporaneamente anche le spese correnti.

Renzi è disposto ad alleggerire le tasse, ma non ha spazi di manovra nel bilancio pubblico perché non vuole ridurre le spese. La spiegazione formale è che un taglio alla spesa pubblica ha un effetto recessivo. È vero, ma sarebbe più che compensato dalla riduzione della pressione fiscale. Ormai è certo che una lira in meno al fisco ha un impatto sui redditi e sulla domanda superiore a una lira in più spesa dallo Stato. Con un bilanciamento oculato, l’impatto sul deficit pubblico sarebbe limitato, compensato già dopo un anno dalla spinta alla crescita del prodotto lordo.

Ma allora se l’acceleratore fiscale funziona, perché Renzi continua a rifiutarlo? Per due ragioni entrambe fondate. Perché teme che l’incertezza e la sfiducia spingano la gente a mettere sotto il materasso il tesoretto fiscale e a non spenderlo, e perché a lui più dell’acceleratore fiscale interessa quello elettorale. I tagli alla spesa scatenano l’opposizione interna, guidata dagli enti locali, i mancati tagli alle tasse generano un generale scontento che può avere effetto politico solo a più lungo termine. E a Renzi interessa guadagnare punti a breve termine.

Se avrà superato indenne le prossime elezioni municipali e il referendum costituzionale di ottobre, andrà alle elezioni politiche l’anno prossimo con buona possibilità di vincerle. Solo dopo potrà pensare a scelte politiche di ampio respiro. Del resto, la lezione del Jobs Act gli ha insegnato che in Italia le riforme creano più nemici che amici. Dunque, Renzi ha bisogno di un anno, sperando che nel frattempo la situazione non peggiori. Ma fra un anno vota anche la Germania e la Merkel deve offrire molto prima ai suoi elettori una via d’uscita dall’attuale palude europea. Sarà l’orologio della politica, questa volta, a segnare anche il tempo dell’economia.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.