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FINANZA E POLITICA/ Euro, il "bivio" è vicino per il governo

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Già ai tempi del negoziato del trattato di Maastricht, Giuliano Amato, che aveva appena completato uno studio approfondito sul Mezzogiorno per conto del Parlamento, ha spesso espresso perplessità sul cambio con cui si entrava nell'euro (causato in gran misura da un'improvvida decisione di Tesoro e Bankitalia del novembre 1989): avrebbe aggravato il divario tra le "due Italie" (com'è in effetti avvenuto). È poco educato citare se stessi: in un saggio pubblicato da La Rivista di Politica Economica negli anni Novanta, delineavo le politiche da attuare per mitigare questi effetti, ma nessuna di esse è stata adottata.

Occorre, poi, chiedersi se corrisponde al vero che gli italiani vogliono fare parte del "cerchio aureo". Il 18 aprile al Senato è stato presentato un libro dell'ex Ministro del Mezzogiorno Claudio Signorile ("Un'Italia capovolta", Rubettino 2016), il quale, prima di iniziare la carriera politica, ha avuto una carriera accademica di vaglia come storico del Risorgimento, in cui si sostiene la necessità di un cambio di prospettiva in linea con la centralità dell'Italia nel Mediterraneo e nella "meridionalità" dello stesso Cavour. Le continue richieste di flessibilità da parte del Governo in carica sono anche esse segno di meridionalità. La discussione è aperta.



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