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FINANZA E POLITICA/ Quel regalo (con beffa) dell’Ue all’Italia

Jean-Claude Juncker (Infophoto) Jean-Claude Juncker (Infophoto)

Spieghiamo meglio. Il sistema bancario italiano ha circa il 50% del proprio patrimonio investito in titoli di Stato italiani. È vero che rendono poco, ma sono “debito sovrano” a bassissimo rischio, tanto più dopo il “Quantitative easing” della Bce. Cosa dicono i tedeschi? Che una banca di un Paese non potrebbe detenere più del 20% del proprio patrimonio investito nei titoli pubblici del suo stesso Paese. Il loro ragionamento è questo: se una banca, dicono, oltre a prestare soldi prevalentemente a clienti del suo Paese (cosa ovvia: quello della banca è un mestiere prevalentemente “a chilometro zero”) investe prevalentemente nei titoli di Stato del suo stesso Paese, raddoppia i rischi: rischia, cioè, con i clienti connazionali ai quali presta i soldi e che potrebbero non restituirglieli se il Paese andasse in crisi; e con lo Stato che, nella stessa evenienza, a sua volta avrebbe difficoltà a rimborsare i suoi titoli.

A mezza bocca replicano, giustamente, i banchieri italiani che questa tesi è una bestialità. Nel senso che se uno Stato va in crisi al punto da non rimborsare più i suoi titoli - si dice “andare in default”, come accadde all’Argentina nel 2011 - non c’è più niente da salvare per una banca nazionale, perché anche se restasse meno colpita dal default dello Stato avendo in pancia meno titoli pubblici, sarebbe comunque piegata in due dalla catena di fallimenti privati delle sue aziende clienti, travolte tutte dalla crisi dello Stato.

In sostanza, ridurre l’esposizione delle banche verso il loro Stato sovrano per prevenire il rischio di risentire di un default statale è un po’ come pretendere di restare all’asciutto durante il diluvio universale. O ti chiami Noè o sei uno scemo.

Cioè: è una tipica scemenza interessata alla tedesca. Nominalismo calcolatore… Eppure… eppure con Berlino non si scherza. E qualcosa ai “falchi” di Schauble bisognerà pure che Bruxelles conceda. È su questo fronte, dunque - e non solo su quella dell’auspicata flessibilità di bilancio - che il governo italiano e Padoan in testa dovranno guardarsi dalle brutte soprese. Auguri, ne va della serenità di tutti noi.

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