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SPY FINANZA/ L'ultima follia della Banca centrale del Giappone

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Ma c'è qualcosa di peggio, c'è una teoria cospirativa che sta diventando realtà, giorno dopo giorno: lo conferma Mader Naeimi, capo della strategia alla Amp Capital Investors Ltd. di Sidney, a detta del quale «quando guardiamo a questi numeri, vediamo delle detenzioni di un certo livello. Sembra assurdo dirlo, ma le Banche centrali stanno diventando degli enormi hedge funds». Da quanto ve lo sto dicendo? La cosa allucinante è la linea difensiva che la Bank of Japan ha scelto per giustificare il suo operato, il quale è già finito nel mirino dei legislatori per quanto riguarda gli acquisti di Etf: il governatore, Haruhiko Kuroda, non solo ha rivendicato la bontà del programma a più riprese, ma la settimana scorsa ha definito gli acquisti «tutt'altro che grandi relativamente al volume del mercato azionario giapponese». 

Bene, forse dando un'occhiata agli ultimi dati di cui siamo in possesso, anche il buon Kuroda vorrà riconsiderare la sua posizione: con detenzioni pari a 8,6 triliardi di yen, dato relativo allo scorso mese di marzo, stiamo parando dell'1,6% della capitalizzazione totale della aziende quotate in Giappone. Bene, pensate che il Government Pension Investment Fund, il gigante pensionistico nazionale, detiene circa il 5%, ma occorre ricordarsi che la Banca centrale per i suoi acquisti utilizza Etf, il che significa che le sue posizioni sono molto concentrate e con un impatto minore sulle migliaia di aziende nipponiche non quotate sugli indici benchmark. 

Detto questo, poi, la Bank of Japan non è il solo operatore attivo in tal senso. Il governo Usa ha speso 245 miliardi di dollari per salvare le proprie banche durante la crisi finanziaria nel 2008, guadagnando un profitto di circa 30 miliardi sui suoi investimenti una volta che l'industria bancaria si era rimessa in sesto. Al culmine della crisi finanziaria asiatica nell'agosto del 1998, Hong Kong comprò 15,2 miliardi di dollari di titoli azionari locali per difendere il suo peg valutario, il tutto aiutando a sostanziare un rally che gli permise di disporre dell'intera partecipazione nell'arco di cinque anni. L'unica differenza è che negli Stati Uniti, la Fed è molto poco propensa a rendere noto il suo livello di manipolazione del mercato attraverso Citadel che opera gli acquisti, mentre in Giappone questa operatività è il segreto di Pulcinella da almeno dieci anni: tutti sanno che la BoJ compra equities attraverso Etf e Reit. E il grafico più sotto ci mostra come questo non sia solo problematico ma anche molto pericoloso: più la BoJ persisterà nel tempo con i suoi acquisti, più salirà infatti il rischio che i prezzi di mercato divergano del tutto dai fondamentali.

Se le previsioni di aumento della manovra di stimolo attraverso gli acquisti che vi ho fornito in apertura di pezzo si riveleranno esatte, domani o prima dell'estate, la Banca centrale giapponese finirà con il detenere un quarto della Mitshumi Electronic, un fornitore di Apple e il 21% di Fast Retailing entro la fine del prossimo anno, stando a dati e calcoli di Bloomberg. A questo punto, la questione travalica la mera disquisizione teorica sulla manipolazione del mercato e dei prezzi e arriva ad altro, ovvero alla governance stessa di quelle aziende, avendo com principale azionista la Banca centrale.