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SPY FINANZA/ Grecia e Spagna, le nuove mine per l'Europa

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Stando a quanto scritto dal quotidiano Kathimerini, infatti, la liquidità nelle casse dello Stato potrebbe finire a metà maggio. Finora l'esecutivo ha pagato regolarmente pensioni e stipendi, ma ha risparmiato su tutto il resto, compreso i pagamenti alle strutture sanitarie. Le quali, ora, sono diventate dei veri e propri bancomat, alla faccia della salute dei cittadini: il 21 aprile, infatti, il ministero della Salute ha inviato agli ospedali una lettera nella quale chiede di spostare tutta la loro liquidità su un conto speciale della Banca centrale. È la stessa strategia utilizzata lo scorso anno tra maggio e giugno, quando - con i negoziati con i creditori in stallo e con il paese sull'orlo del default - Atene ha obbligato tutte le realtà statali a girare i soldi in cassa su un conto centralizzato, utilizzato poi come garanzia per raccogliere nuovi fondi a brevissimo termine sul mercato obbligazionario e per tenere in piedi la macchina pubblica. Come vedete, è uno schema Ponzi in tutto e per tutto. 

Per Klaus Regling, il numero uno del Meccanismo europeo di stabilità, «la situazione è preoccupante. C'è il serio rischio che il governo sia costretto di nuovo a indebitarsi sul mercato domestico». Ma non basta, perché a fine marzo sempre la Banca centrale greca - di fatto una succursale di Bruxelles - ha ordinato alle banche commerciali di annotare i dati personali e il record storico delle transazioni di tutti i clienti che si presentino allo sportello per cambiare banconote da 500 con pezzi più piccoli. Non solo, l'obbligo si estende anche a un'opera di controllo incrociato di altre transazioni compiute in precedenza. Il motivo? Ufficialmente, combattere il riciclaggio di denaro e l'evasione fiscale, ma di fatto una forma di controllo totalmente incostituzionale e una violazione delle libertà civili fondamentali: in nome di cosa? Del fatto che la Grecia è la nazione con il più alto tasso di banconote circolanti, un ammontare pari al 25% del Pil quando la media Ue è al di sotto del 10%. Ovviamente, i greci hanno tanto contante perché hanno ritirato i soldi dalle banche per evitare di perderli in stile, Cipro ma state certi che ora la scusa del contante come mezzo di finanziamento dei terroristi diverrà una priorità. Tanto che prevedo un'accelerazione da parte della Bce del ritiro delle banconote da 500 euro dalla circolazione, già prima dell'estate. 

Ma se la Grecia piange, certamente la Spagna non ride. Dopo l'ultimo round di consultazioni finito nel nulla, martedì sera Re Felipe VI ha sancito con un comunicato che «non esiste un candidato che abbia il sostegno necessario per avere la fiducia in Parlamento». Detto fatto, il Paese torna alle urne il 26 giugno. Data molto pericolosa, perché cade soltanto tre giorni dopo il referendum sulla Brexit nel Regno Unito, quindi in clima di forte tensione sui mercati e, in caso di addio di Londra all'Ue, di potenziali scossoni veri e propri, ciò che non serve alla Spagna e al suo ancora fragile sistema bancario. Senza contare l'effetto psicologico che un abbandono dell'Ue da parte della Gran Bretagna potrebbe avere sulle due province secessioniste del Paese, la Catalogna e i Paesi Baschi. 

Detto fatto, però, non c'è alternativa al nuovo ricorso alle urne. Il primo ministro uscente, Mariano Rajoy, è stato l'ultimo tra i leader politici ad incontrare il sovrano alla Zarzuela, annunciando per la terza volta consecutiva di non avere i voti necessari per fare un governo, anche se il suo partito aveva vinto le elezioni lo scorso 20 dicembre.