BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ La nuova "guerra" dei produttori di petrolio

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Al netto dei proclami pubblici in favore della diversificazione delle proprie fonti di introito, l'Arabia Saudita non solo sta pompando petrolio come non mai, ma continuerà a farlo per cercare di rubare alla Russia l'unica fonte di acquisti sul mercato: la Cina. Sul mercato, infatti, ci sono due rischi ribassisti: l'Iran che sta aumentano la quota di export dopo l'annullamento delle sanzioni, tanto che il dato di aprile ci parla di esportazioni per 1,9 milioni di barili al giorno, e il fatto che Ryad intenda accodarsi nella disputa per il mercato asiatico e cerchi di aumentare l'output fino al punto estremo. 

E proprio l'altro giorno è arrivato un segnale chiaro in tal senso, visto che Aramco ha venduto un cargo a una raffineria indipendente cinese, le cosiddette teapot, la prima vendita spot verso un acquirente di questo tipo e il segnale che il più grande esportatore di petrolio del mondo sta cercando disperatamente di monopolizzare il mercato cinese, il quale da qui al 2018 è impegnato nelle operazioni di riempimento delle riserve strategiche, quindi è compratore di prima e ultima istanza. E non si tratta di un carico da poco, perché parliamo di un tanker con stipati a bordo qualcosa come 730mila barili, il quale partirà a giugno in direzione della prefettura di Okinawa in Giappone per proseguire verso la provincia orientale cinese di Shandong. 

Insomma, Ryad non intende perdere questa occasione storica in un momento di grande difficoltà finanziaria e, infatti, i timori degli analisti sono concentrati sulla possibilità che l'Arabia voglia spingersi ai limiti del possibile, aumentando la propria produzione giornaliera di altri 500mila barili per inondare il mercato cinese. Ma, in contemporanea, tramutando la saturazione già in atto sul mercato in un diluvio nero. L'idea sarebbe quella di portare in questo modo la produzione giornaliera sopra gli 11 milioni di barili al giorno entro l'estate, stagione in cui i generatori di energia vanno a pieno regime ed entro la quale anche l'Iran vorrebbe far crescere l'output di 1 milione di barili al giorno. Insomma, è guerra per conquistare il mercato cinese: a vostro modo di vedere, la Russia starà a guardare ancora per molto? 

Anche perché questo grafico non ci dice soltanto che Pechino sta comprando come se non ci fosse un domani, visto il dato dell'import attraverso Shandong, ma anche che la festa potrebbe durare meno di quanto si pensi e quindi bisogna battere il ferro finché è caldo. Alla faccia del record di posizioni long, il rischio di un nuovo crollato da sovra-offerta appare alle porte. Certo, la Cina sta stoccando greggio al ritmo più veloce da una decade a questa parte e sta riempiendo la sua capacità di scorte in eccesso in tempi da record: Pechino ha aggiunto 787mila barili al giorno alle sue scorte nel primo trimestre di quest'anno, il massimo almeno dal 2004, quando Blomberg ha cominciato a tracciare il dato in base alle cifre rese note dalle dogane. 


  PAG. SUCC. >