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SPILLO/ Il “boomerang” di Stato e banche sui crediti deteriorati

Pubblicazione:giovedì 7 aprile 2016

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Ma se è lo Stato stesso a dire che le sofferenze bancarie valgono in realtà soltanto il 17,5% del loro valore di bilancio, come pretendiamo che un Apollo qualsiasi offra di più? Del resto, a fine gennaio, la pur esecrabile Moody’s aveva scritto, in un suo rapporto, che l’introduzione di una garanzia statale per la cartolarizzazione dei crediti deteriorati (la famosa Gacs, che si sperava fosse peraltro assai più consistente e seria di quanto si sia poi rivelata) “non risolve la questione-chiave dell’ampio divario tra la valutazione degli Npl (Non Performing Loans, appunto crediti deteriorati) da parte delle banche (circa il 40% del valore facciale) e il prezzo di mercato”, che è molto inferiore anche perchè i tempi procedurali sui crediti in Italia sono di circa 6 anni. Tradotto: con la burocrazia che c’è, per portare in cassa i quattrini ricavabili dal realizzo delle garanzie sulle sofferenze ci vogliono appunto sei anni, tempo biblico rispetto al mondo.

Ma qui subentra un’ultima considerazione, stralunata più che stupita, sui vecchi e nuovi mestieri delle banche. Mentre tutte provano a vendere case, salamini e mortadelle, biciclette elettriche e polizze assicurative - per cercare nuovi filoni di ricavi che rimpiazzino quelli calanti delle operazioni di sportello che tutti i clienti si fanno ormai on-line - non si capisce perché non riescano a farsi in casa, da sole, la nobile ed essenziale attività del recupero crediti. È un vero mistero. È come dire che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Ma questo proverbio non avrebbe dovuto trovare piena applicazione in banca!

Ricostruiamo la filiera dell’assurdo. Io bancario erogo un prestito da un milione di euro alla Rossi Spa senza capire, a dispetto di una lunga e burocraticissima istruttoria, che la Rossi Spa non sarà in grado di restituirmelo. Perché non lo capisco? Talvolta perché le prospettive della Rossi Spa, oggettivamente buone quando le esamino, si deteriorano a causa degli incerti del mercato: e allora sono innocente. Più spesso, perché nelle carte della Rossi Spa non ho capito un fico secco, mi sono stretto nelle spalle e comunque ho prestato quei soldi, perché tanto non sono miei o perché il padrone della Rossi Spa è mio cognato, o cognato del mio direttore generale oppure ha pagato una tangente al vicepresidente della banca.

Alla terza rata di rimborso che il signor Rossi non rispetta, sono costretto a trasferire quel milione di euro che gli ho prestato dalla voce “attivo” alla voce “sofferenza”. A quel punto lo dico al mio capo che, nel bilancio della nostra banca, deve trovare altre voci di attivo patrimoniale da “intestare” a contrappeso di quel milione diventato “sofferenza”, e se non le trova, deve segnarle in un registro che va a costituire la massa di capitali freschi da chiedere prima o poi agli azionisti…

Nel frattempo io mi chiedo come recuperare il milione e vado a rivedere quali garanzie avevo ottenuto dalla Rossi Spa a fronte del credito: e ci trovo un’ipoteca su un capannone industriale, e un vincolo su un deposito di Btp. Il deposito vale 120 mila euro, e quelli sono soldi sicuri. Il capannone quanto vale? In teoria la Rossi Spa ce l’ha in bilancio a 700 mila euro, e quindi all’epoca in cui ho erogato il fido il totale delle garanzie ammontava a 820 mila, e sembrava adeguato al rischio. Però se oggi provo a vendere il capannone mi accorgo che il mercato non solo non mi dà 700 mila euro, ma non me ne dà nemmeno 70 mila.


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