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SPILLO/ Il “boomerang” di Stato e banche sui crediti deteriorati

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Come mai? Perché nessun vuole capannoni industriali in quella zona, c’è stata la crisi e non valgono più niente; inoltre si sa che la Rossi Spa è finita nei guai e tutti vogliono aspettare che schiatti per poi raccattare a prezzo vile le macerie; e infine se invece non schiattasse, chi la sfratta dal capannone? Nessuno, e quanto pagherà mai d’affitto la Rossi Spa al nuovo padrone del capannone? Due fichi e un peperone. Non vale la pena. Senza dire che per “escutere il pegno” (cioè acquisire il diritto di vendere il capannone) mi ci vogliono due anni solo di pratiche burocratiche. Ecco che quegli 820 mila euro di garanzie che avevo preteso dalla Rossi Spa all’epoca del finanziamento, oggi, sul mercato, valgono solo per la parte di Btp.

Qui si apre il bivio. Una banca professionale e solida mette da parte la pratica e aspetta tempi migliori per realizzare qualcosa in più dalla vendita del capannone. Le banche italiane invece solitamente chiamano il Fondo Apollo di turno e si accontentano di intascare 160 mila euro (il 20% del valore totale apparente delle garanzie della Rossi Spa) per mollargli tutto, Btp e capannone, e chiudere trafelate il dossier. Basta, non pensiamoci più. Così il Fondo Apollo, con un rischio modesto, 40 mila euro, compra la possibilità di realizzare prima o poi il capannone a 200 o 300 mila euro e farsi un guadagno da favola.

Ma allora, le banche italiane, se non sono capaci né di prestare i soldi a chi li merita e non a chi non li merità, né di riscuotere le garanzie, che cosa sanno fare, di mestiere?

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