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FINANZA E POLITICA/ "Fate presto" a salvare le banche italiane (ma Renzi è "unfit")

Pubblicazione:venerdì 8 aprile 2016

Il governatore Bankitalia, Ignazio Visco (Infophoto) Il governatore Bankitalia, Ignazio Visco (Infophoto)

Una nuova giornata di tregenda per le banche italiane in Borsa, con lo spread che s'innervosisce fino a quota 130, offre l'occasione sicura per rispolverare il titolo cubitale con cui il Sole 24 Ore incoraggiò nel novembre 2011 la conclusione del "minigolpe" europeo contro Silvio Bedrlusconi e il commissariamento tecnocratico del Paese con Mario Monti.

Allora cacciare un premier ormai totalmente unfit a governare un Paese allo sbando e sotto pesante attacco politico-speculativo servì a far scendere la febbre-spread da quota 575. A rigore anche nell'aprile 2016 andrebbe opportunamente verificato se il problema ultimo non sia un governo che - nell'ultimo semestre - non ha indovinato una mossa sullo scacchiere bancario, aggravando con la propria inadeguatezza la situazione della più importante infrastruttura del sistema-Paese. Che differenza c'è, alla fine, fra il volo dello spread nell'estate 2011 e il crollo - ad esempio - del Banco Popolare (un terzo) e di Bpm al listino dopo il progetto di fusione annunciato quasi per decreto dal governo contro i dubbi della Bce?

Anche ieri è stata una giornata di frustrante paralisi, a due giorni dall'ennesimo super-vertice di Palazzo Chigi: le cui conclusioni - secondo fonti citate dalla Reuters - dovrebbe partorire soluzioni operative entro lunedì. Ma giovedì sera tutto sembra ancora in alto mare o quasi. Continua a non essere chiaro quale struttura avrà il veicolo salva-banche, quali soci, quanti capitali a disposizione, quale strategia: acquistare sofferenza bancarie o sottoscrivere nuove azioni di banche da ricapitalizzare? Quante, come, con quali priorità? Con che ruolo per il Tesoro e la Cassa depositi e prestiti, sempre osservata speciale delle autorità europee? Con quale regia per la Banca d'Italia di Ignazio Visco?

E a proposito dell'interfaccia Italia-Bce, i segnali giunti ieri sono stati ben poco incoraggianti. L'aumento di capitale da 1,75 miliardi messo in cantiere dalla Popolare di Vicenza - il dossier italiano più urgente - ha ottenuto 10 giorni di proroga dalla Bce. Un'apertura minima, segno che alla vigilanza di Francoforte - affidata alla francese Danièle Nouy - la pazienza è ormai ridotta con le banche italiane: soprattutto dopo la forzatura del governo italiano sul piano Banco-Bpm. Negli intenti la notizia avrebbe forse dovuto allentare la pressione della Borsa su UniCredit, la banca chiamata a garantire l'aumento della Vicenza, in agenda formalmente entro il 30 aprile. Invece la non-gestione sia della situazione che della comunicazione hanno fatto acceso ancora più i fari su una realtà sempre più preoccupante: l'aumento della Vicenza sta incontrando difficoltà superiori al previsto (anche per l'annuncio dell'aumento del Banco Popolare, provocato dalla forzatura del governo sulla fusione Bpm) e UniCredit ha valutato negli ultimi giorni la possibilità di sganciarsi dalla garanzia per non appesantire il suo bilancio.

Il risultato è quindi che i mercati stanno punendo la prima banca italiana, stanno lesinando o disdettando le prenotazioni per l'aumento Vicenza, stanno mettendo in seria discussione il piano Banco-Bpm, stanno perdendo la pazienza per un governo italiano ormai al panico e al massimo dell'inefficienza nella gestione della crisi creditizia.


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COMMENTI
08/04/2016 - Questo è il renzismo (Carlo Cerofolini)

Questo è il renzismo bellezza, ovvero dilettanti allo sbaraglio. O no?