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DEF 2016/ Pil a +1,2%, i conti del Governo non tornano

Pier Carlo Padoan Pier Carlo Padoan

Quindi nel corso del 2016 ci sarà un segno positivo, ma sarebbe uno straordinario successo se si arrivasse vicino al +1%.

 

Il governo Renzi ha annunciato che ridurrà la pressione fiscale. In che modo ritiene che vadano impiegate le risorse per il taglio delle tasse?

La strada giusta era ridare respiro e solidità alla domanda interna. Se oggi abbiamo così tante sofferenze nelle banche è perché l’economia e in particolare quella interna è andata in crisi. Ciò ha portato a concedere crediti una parte dei quali non si rivedranno più. La valutazione dei cosiddetti “non performing loan” (crediti deteriorati, Ndr) nell’ipotesi più generosa è intorno al 40% del loro valore nominale, ma adesso sul mercato si sta trattando al 20%. Si tratta di una perdita ingente, perché si parla di una cifra intorno ai 200 miliardi di euro.

 

Dunque quale tassa bisogna tagliare per rilanciare la domanda interna?

Il punto è che fare tardi quello che non si è fatto prima sarà certamente molto più impegnativo e faticoso. Il piccolo spiraglio che si è aperto l’anno scorso nella crescita viene dalla domanda interna. Quel filo di vento favorevole adesso andrebbe decisamente rafforzato.

 

In che modo?

Ci sono ambiti e settori nei consumi delle famiglie che hanno sofferto più di altri. Ci sono situazioni di precarietà che si sono accentuate. L’idea del governo era quella di favorire una trasformazione del processo produttivo, e quindi anche del mercato del lavoro, dimenticando però alcuni problemi strutturali senza risolvere i quali non si va da nessuna parte. Il primo di questi problemi è la disoccupazione giovanile, che non si cura certo mandando in pensione dopo le persone o proponendo loro un assegno ridotto se ci vanno prima. Questa è una vera e propria riduzione anche del potere d’acquisto dei pensionati.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
09/04/2016 - mi vien da ridere (Michele Ballarini)

Nel mondo dei numeri, la sostanza su cui si basano le politiche economiche e sociali della UE, si discetta su quanto aumenterà o non aumenterà il PIL. Nel mondo reale, cui appartiene la maggior parte di noi lavoratori, si tocca con mano la verità. Le aziende sono piene di teste "grigie": i giovani sono rari; fanno tenerezza, quando si incontrano.I servizi pubblici sono sempre più penosi, a causa dei tagli e delle sforbiciate ai finanziamenti regionali (vedasi sanità, in primis).Ma la propaganda liberista, quella delle sorti "magnifiche e progressive" dei popoli (e delle società nei paradisi fiscali), sostiene le politiche attuate sia da questo Governo, che sta dilapidando risorse come pochi altri senza per contro contrastare efficacemente gli sprechi, sia quelle, di rigore, dei predecessori, principalmente la legge Fornero sulle pensioni.Cari governanti, cara UE, sperare che l'occupazione aumenti, senza ridurre l'età pensionabile, è come volere la moglie ubriaca e la botte piena. Legare le politiche di aumento occupazionale agli investimenti delle aziende, o a incentivi/aiuti di qualsiasi natura (una sorta di doping aziendale) significa ignorare che le aziende, in particolare se piccole o medie, non possono crescere all'infinito.Possono semmai rimanere sul mercato, a condizione che un mercato e dei consumatori vi siano.Cari politici, cara Fornero, avete condannato una generazione alla povertà a vita,un'altra ai lavori forzati. Prima o poi andremo a votare,e ce ne ricorderemo.