BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DEF 2016/ Pil a +1,2%, i conti del Governo non tornano

Nel Def 2016 il Governo prevede una crescita del Pil dell'1,2% per quest'anno. Per LUIGI CAMPIGLIO, arrivare all'1% sarà già un successone e Renzi ha perso una grande occasione l'anno scorso

Pier Carlo Padoan Pier Carlo Padoan

DEF 2016. Ieri, il Consiglio dei ministri ha varato il Documento di economia e finanza (Def), che contiene le tabelle su cui si baserà la prossima Legge di stabilità. Per il Governo il Pil nel 2016 crescerà dell’1,2% (+1,4% nel 2017). Il deficit/Pil quest’anno scenderà al 2,3% per passare poi all’1,8% nel prossimo, incorporando quindi uno 0,7% di flessibilità, che l’esecutivo conta di far approvare da Bruxelles. Per il ministro Padoan "la crescita accelera in buona parte trainata dall'effetto delle misure del governo e si accompagna al miglioramento continuo delle finanze pubbliche sia in termini di deficit che di debito". Luigi Campiglio, Professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano, evidenzia però che «il governo ha perso l’occasione dello spiraglio che si era aperto nella domanda interna nel 2015. Intervenire adesso, anche con misure giuste, rischia di essere troppo tardi». E anche per questo le previsioni governative sul Pil gli sembrano un po’ troppo ottimistiche.

 

Nel Def sono contenute le previsioni sul futuro dell’economia italiana, ma ultimamente i governi le hanno sempre sbagliate. Che senso hanno queste nuove previsioni?

I numeri del Def presentano un errore di previsione composto da due sottoerrori. Il primo nasce dalla difficoltà nel prevedere oggi che cosa avverrà nel 2017. Il secondo è che i numeri contenuti nel Def non sono propriamente delle previsioni bensì dei programmi. Esiste un valore tendenziale a parità di condizioni esterne. Il compito del governo è dire quale direzione intende imprimere. Se quelle grandezze non sono quelle desiderate, occorre fare qualcosa.

 

Che cosa?

Se il risultato previsto non si raggiunge in modo spontaneo, si dovrebbero mettere in opera delle manovre con i correlati impegni di politica economica, tali per cui si arriva a perseguire quell’obiettivo. Gli errori sono la conseguenza di previsioni un po’ ottimistiche e di azioni di politica economica inadeguate. Dipendono quindi in parte dalle difficoltà esterne a livello economico, ma anche dalla maggiore o minore capacità economica del governo.

 

Lei che cosa teme di più in questo momento?

Temo i rischi legati al credito. Il problema centrale delle banche sono le sofferenze e la loro valutazione contabile, se e quando saranno recuperate. Ma non bisogna dimenticare che queste sofferenze si sono ingigantite a causa della crisi.

 

Il Governo ritiene che il Pil nel 2016 crescerà dell1,2%. Secondo l’Istat, però, nel primo trimestre laumento del Pil sarà verosimilmente pari allo 0,1%, ancor meno dello 0,4% del primo trimestre 2015...

Esiste sicuramente un effetto stagionale, che nel corso del 2015 sembra quasi avere operato alla rovescia. Un po’ di cautela è quindi necessaria. Se la previsione di crescita per il primo trimestre 2016 è dello 0,1%, rispetto allo 0,4% del primo trimestre 2015, stiamo già partendo con un passo più lento. Anche sulla base del quadro generale, che Draghi ha confermato giovedì, la strada è in salita.

 

E quindi?


COMMENTI
09/04/2016 - mi vien da ridere (Michele Ballarini)

Nel mondo dei numeri, la sostanza su cui si basano le politiche economiche e sociali della UE, si discetta su quanto aumenterà o non aumenterà il PIL. Nel mondo reale, cui appartiene la maggior parte di noi lavoratori, si tocca con mano la verità. Le aziende sono piene di teste "grigie": i giovani sono rari; fanno tenerezza, quando si incontrano.I servizi pubblici sono sempre più penosi, a causa dei tagli e delle sforbiciate ai finanziamenti regionali (vedasi sanità, in primis).Ma la propaganda liberista, quella delle sorti "magnifiche e progressive" dei popoli (e delle società nei paradisi fiscali), sostiene le politiche attuate sia da questo Governo, che sta dilapidando risorse come pochi altri senza per contro contrastare efficacemente gli sprechi, sia quelle, di rigore, dei predecessori, principalmente la legge Fornero sulle pensioni.Cari governanti, cara UE, sperare che l'occupazione aumenti, senza ridurre l'età pensionabile, è come volere la moglie ubriaca e la botte piena. Legare le politiche di aumento occupazionale agli investimenti delle aziende, o a incentivi/aiuti di qualsiasi natura (una sorta di doping aziendale) significa ignorare che le aziende, in particolare se piccole o medie, non possono crescere all'infinito.Possono semmai rimanere sul mercato, a condizione che un mercato e dei consumatori vi siano.Cari politici, cara Fornero, avete condannato una generazione alla povertà a vita,un'altra ai lavori forzati. Prima o poi andremo a votare,e ce ne ricorderemo.