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Economia e Finanza

SPILLO/ Il "ciclone" dietro le elezioni di Enasarco

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Dopo il fallimento, Enasarco aveva chiesto e ottenuto - in prima battuta - il riconoscimento del proprio credito nei confronti della banca. Ottenutolo, aveva venduto questo credito alla Elliot Management, per un valore pari al 49,76% di quello nominale, incassando anche una prima rata da 13,8 milioni di euro. Ma al decisivo consiglio d'amministrazione del dicembre 2011 - secondo l'accusa - venne prospettato che questa cessione di credito fosse avvenuta "pro-soluto" per il 70% dell'importo, cioè senza possibilità di rivalsa da parte dell'acquirente. Invece la Elliot, dopo la dichiarazione di insolvenza del garante Lehman, aveva chiesto la restituzione all'Ensarco dell'intera rata, maggiorata dagli interessi, ottenendola.

Nell'aprile del 2013, infatti, il consiglio di Enasarco ha deliberato di restituire la somma, lievitata a 14,7 milioni di euro per gli interessi, avendo riscontrato - anche la consulenza degli studi Sidley Austin e Gianni-Grippo-Cappelli - che effettivamente il contratto di cessione del credito non conteneva in realtà la clausola "pro soluto" presentata al consiglio Enasarco. Nella sua audizione di difesa, il presidente Boco si era scusato spiegando di non conoscere l'inglese, di non essere stato in grado di leggere da solo il contratto e di essersi fidato del direttore generale Maggi e amministrativo Di Vito. Inoltre, ha sostenuto che la restituzione della rata non ha costituito un danno perché è avvenuta a fronte del recupero dell'intero credito. Ma la Procura presso la Corte non ha considerato sufficienti né questa difesa, né quelle, più o meno allineate, di Maggi e Di Vito.

Il documento dell'accusa si dilunga sulla circostanza che Boco, non conoscendo l'inglese, aveva firmato "sulla fiducia che riponeva negli uffici, consapevole che nessun controllo avrebbe potuto effettuare e perciò anche ammettendo il rischio che si potesse realizzare una situazione pregiudizievole per la Fondazione, come poi avvenuto". Per la cronaca, anche Di Vito si è difeso confessando la propria scarsa pratica con l'inglese.

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