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Economia e Finanza

SPILLO/ Il "ciclone" dietro le elezioni di Enasarco

Enasarco, la cassa previdenziale di agenti e rappresentanti del commercio, ha in programma delle elezioni che sono molto importanti. SERGIO LUCIANO ci spiega perché

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La sigla più chiara è "Adesso basta", con dichiarato intento rottamatorio; poi c'è la consensualista "Insieme per Enasarco" (costituita dalle due liste "Agenti Enasarco" e "Imprese per Enasarco"); la lista continuista "Per Enasarco il tuo welfare con noi decidi tu", sostenuta dal presidente uscente Brunetto Boco, leader della Uiltucs; e infine la lista "Filcams Cgil". Il bello è che alcune di queste sigle che fino al 14 aprile si stanno sfidando on-line nelle prime elezioni della storia che l'Enasarco abbia mai promosso, fanno pubblicità a se stesse con una tambureggiante campagna pubblicitaria, in particolare su Radio24. Bene! Per la radio…

Ma che una grande Cassa previdenziale come Enasarco - la seconda d'Italia, con 230 mila agenti di commercio associati per 7 miliardi di patrimonio - si mobiliti così per un voto, dimostra che potrebbe essere un voto di svolta, di rottura. Comprensibile, viste le polemiche che hanno avvolto gli ultimi anni della granitica gestione di Boco, il presidente uscente. Criticato da più parti per avere fatto dell'ingente patrimonio immobiliare e mobiliare della Cassa una gestione imprudente e poco redditizia. Ma le critiche, si sa, sono sempre lecite e sempre evanescenti. Di solito.

Questo è però un caso diverso, e la tensione della vigilia elettorale lo dimostra. Diverso anche perché da pochi giorni si è saputo che Boco, insieme con Carlo Felice Maggi, ex direttore generale della Cassa e Marco Di Vito, ex direttore finanziario, sono stati citati dalla Procura Regionale presso la sezione giurisprudenziale della Corte dei conti per la Regione Lazio per un'udienza fissata il 24 maggio prossimo per "ivi sentirsi condannare al pagamento in favore di Enasarco" di 11,5 milioni di euro, più gli interessi. 

All'origine, l'intricata serie di vicende legate all'investimento che il fondo decise di fare in alcune attività finanziarie all'estero piene di derivati che avrebbero causato un danno alle casse. È una svolta, sia pure naturalmente ancora provvisoria, di una vicenda ormai annosa che dovrebbe portare all'accertamento della verità nel gioco istituzionale di difesa e accusa, ma che certo allunga un'ombra sulle elezioni in corso. Da quando nel 1938 Enasarco è nata, non si era mai votato: erano state le varie associazioni (datoriali e sindacali) a nominare i vertici. Che stavolta si voti non è un caso: al netto di qualsiasi procedura giudiziaria, è un fatto che la situazione patrimoniale di Enasarco è stata sicuramente deteriorata negli ultimi anni, come la Corte fa notare, da scandali e cattiva gestione.

L'atto di citazione è della fine del 2015, ma il testo, rivelato dall'Agenzia Italia, già ricostruisce una vicenda lunga e complessa, di non facile decifrazione, che ora verrà dibattuta nell'ufficialità di un severo procedimento amministrativo. L'ultimo scandalo, di cui si parlerà il 24 maggio, è legato all'acquisto-monstre fatto da Enasarco di strumenti finanziari emessi dal Fondo Antrhacite, garantiti dalla banca americana, fallita nel 2008, Lehman Brothers.