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BANCHE E POLITICA/ Il potere che "fa gola" da Carige a Veneto Banca

Pubblicazione:domenica 1 maggio 2016

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“Il potere, se non ne abusi, che potere è?”: così, ironicamente, i vecchi democristiani della prima Repubblica spiegavano la fatale tendenza all’abuso di potere della loro generazione. Quale tendenza muove, oggi, tanti interessi attorno alle banche italiane - malconce per la crisi e le sofferenze scaturite da essa - che le nuove regole della Banca centrale europea stanno spingendo a cambiare padrone?

La domanda si pone non solo per le banche malconce, ma anche per le migliori: a guardarsi attorno i casi sono tanti, e di ogni rango. Da Banca Intesa Sanpaolo, la più florida d’Italia tra le big, che ha appena rifrullato il vertice cambiando il presidente, l’83enne Giovanni Bazoli, che l’ha fondata e resa grande, ed eliminando il discusso sistema duale: bene, dunque, anche se lo stesso Bazoli è rimasto presidente emerito ed anche se il nuovo consiglio, nel confermare al vertice Gian Maria Gros-Pietro, ha visto comunque ribadito anche il ruolo-guida dell’altro ottuagenario Giuseppe Guzzetti; fino all’Ubi, altro grande istituto - non altrettanto florido - dove un presidente che sembrava inossidabile come Franco Polotti ha dovuto cedere il passo perché travolto da un macroscopico conflitto d’interessi lasciando la poltrona a un’insospettabile un po’ “vintage” come l’ex sindaco di Milano e presidente della Rai e promotrice dell’Expo Letizia Moratti.

Intanto anche la Banca Popolare di Milano rifrulla il suo vertice, insediandovi un po’ a sorpresa l’ex senatore ed ex dalemiano Nicola Rossi, un economista che ci capisce, ormai decorrelato dalla politica politicata, a sostituire comunque un prodiano come Piero Giarda.

Alla Banca Popolare di Vincenza - protagonista di un “falò” da 6 miliardi di euro nella fase declinante della gestione dell’ex presidente Gianni Zonin - pur essendo finita in mano al fondo Atlante (e meno male che c’era il fondo “di sistema” promosso dalla Cassa depositi e prestiti e da Banca intesa!) perdendo così l’identità territoriale, si aspetta col fiato sospeso di vedere chi verrà insediato dal fondo stesso al vertice, in sostituzione dell’attuale consiglio (mentre il capo-azienda Francesco Iorio dovrebbe incassare la conferma).

A Carige la neo-insediatasi gestione dettata dal primo azionista “tradizionale”, cioè l’imprenditore Vittorio Malacalza, dovrà vedersela con l’offensiva del fondo Apollo, americano stavolta, desideroso di scalzare Malacalza con un aumento di capitale riservato che lo trasformerebbe nel nuovo padrone dell’istituto.

Ma lo scenario più intrigante è forse oggi quello della Veneto Banca, istituto con base a Treviso (anzi: a Montebelluna), che pure ha avuto le sue belle traversie e deve ricapitalizzarsi con circa un miliardo, ma a differenza della consorella vicentina ha la fila degli azionisti locali che vogliono rilanciare e comandare. La prima lista a essersi presentata in vista dell’assemblea del 5 maggio prossimo è quella guidata dal presidente uscente (a novembre 2015 ha sostituito il dimissionario Zonin) Pierluigi Bolla, industriale del vino, ex assessore della giunta Galan, nominato col placet della Bce. Che però sembra planare un po’ indifferenziatamente su chiunque affermi discontinuità.


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