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FINANZA E POLITICA/ Popolare Vicenza ed Rcs: l'Italia non ha bisogno di "banche della Nazione"

Pubblicazione:domenica 1 maggio 2016

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Ancora ieri, d'altronde, su Repubblica — in via di fusione con La Stampa — era possibile leggere l'indiscrezione insistita su una contromossa pilotata da Mediobanca: contanti (dei gruppi Pesenti e Bonomi?) contro la "carta" con cui il patron del Torino vorrebbe comprarsi il Corriere. Un'altra guerra virtuale, combattuta sui debiti e sulla crisi della grande editoria, una delle tante dell'Italia del XXI secolo?

Intanto a Roma Alfio Marchini diventa il candidato forte del centrodestra — ma forse soprattutto del "partito degli affari" capitolino — quasi vent'anni dopo aver ospitato forse il più celebre compromesso fra finanza e politica nel dopoguerra italiano: quello fra il presidente onorario di Mediobanca, Enrico Cuccia, e il primo premier comunista, Massimo D'Alema. Lo scambio allora fu: protezione di Mediobanca dalle Opa UniCredit-Comit e SanpaoloImi-Bancaroma contro appoggio dell'istituto all'Opa della "razza padana" su Telecom. Nell'immediato andò come volevano Palazzo Chigi e la sua "banca della nazione" dell'epoca. Nel lungo periodo Il sistema-Paese ci ha solo perduto, e molto, troppo. 



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