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Economia e Finanza

PANAMA PAPERS/ Il motore di ricerca "inutile" contro l'evasione fiscale

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Più in generale, però, un "merito" culturale Panama Papers ce l'ha, e consiste nell'aver fatto emergere - questo sì al di là di ogni ragionevole dubbio - che esiste nel mondo un sistema fortissimo e fittissimo di opacizzazione della ricchezza. Al di là delle generalizzate ipocrisie politiche vigenti in tutti i Paesi democratici sulla trasparenza di redditi e patrimoni, presupposto logico di ogni possibile equità sociale e fiscale, chi vuole nascondere i suoi beni al fisco e all'opinione pubblica ha l'imbarazzo della scelta su come farlo.

Pensiamo per un attimo alla cosiddetta "nazione-guida" del mondo, gli Stati Uniti. All'interno dei loro confini, almeno due stati - due stelle della bandiera! -, cioè Nevada e Delaware, sono paradisi fiscali in piena regola. Coi fiocchi. Dunque gli stessi Stati Uniti, quelli che hanno dato il via al pressing sulla Svizzera, costringendo Berna al "desclosing" del segreto bancario, imitati poi dalla Germania, dalla Francia e dall'Italia, sono in realtà maestri nello stesso mestiere. Peraltro, se il sistema bancario svizzero - a distanza ormai di un paio d'anni dall'inizio del deflusso di depositi verso le varie "voluntary desclosures" verificatesi nel mondo - non sembra in affanno, lo si deve al fatto che quei patrimoni emigrati (o meglio reimpatriati nei Paesi d'origine) sono stati più che adeguatamente rimpiazzati da altri, ben altri, provenienti da Stati pieni di soggetti ricchissimi desiderosi di occultare la loro ricchezza: Russia, Cina, Brasile, India, Emirati Arabi, Indonesia, Sudafrica, eccetera. Stati peraltro a loro volta opaci se non opacissimi.

Ben vengano, quindi, i Panama Papers: ma non è con questa "pesca a strascico" che si può moralizzare un mondo profondamente basato sull'opacità. Al contrario: si può legittimamente pensare che mai come in questa fase storica la fabbrica dei segreti sia stata florida, nel mondo.

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