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SPY FINANZA/ Così la Cina spaventa i mercati (oltre a Silvio Berlusconi)

Pubblicazione:martedì 10 maggio 2016

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E i numeri fanno davvero spavento: la vendita di case nuove è salita del 64% a marzo su base annua, mentre i prezzi degli immobili sono saliti del 28% a Pechino, del 30% a Shanghai e del 63% nell’hub commerciale di Shenzhen. E non parliamo più di corsa speculativa solo nelle grandi città, quelle denominate di Tier 1, ma anche in quelle di Tier 2 come Hefei, dove si è registrato un +9% in un solo mese. Wei Yao di Societe Generale non ha dubbi: «Il mercato immobiliare è in fiamme, nel primo trimestre gli aumenti di credito totale hanno toccato i 7,5 trilioni di yuan, su del 58% su base annua. Quanto sta accadendo mi ricorda una ripresa vecchio stile basata su investimenti legati al credito, un deja vu del pacchetto di stimolo da 4 trilioni del 2009. Peccato che le conseguenze di quello stimolo furono inflazione, bolle sugli assets ed eccesso di capacity. Non posso quindi che pensare che questa ripresa in atto avrà vita breve». 

E il Cavaliere di mercato immobiliare ne sa qualcosina. E nel tardo pomeriggio di venerdì, Silvio Berlusconi in persona ha voluto fare il punto sul futuro della società rossonera attraverso un video pubblicato sul proprio profilo Facebook, nel quale il presidente ha voluto chiarire alcuni punti: «A chi mi dice che bisogna vendere il Milan, rispondo che ci sto provando da un anno, ma vorrei lasciarlo in buone mani, che gli garantissero un futuro da protagonista, preferibilmente in mani italiane. A questo fine qualsiasi suggerimento è il benvenuto». E al di là della tattica pre-elettorale (soprattutto per quanto riguarda le amministrative di Milano, dopo le dure contestazioni seguite al rocambolesco pareggio interno con il Frosinone), dell'affetto verso il suo "gioiello" e delle reali intenzioni in seno a Fininvest, il Cavaliere - da uomo di business - sa che occorre guardare bene all'interno delle cordate, perché come nel caso delle mortgage-backed securities, dove si impacchettano mutui con rating differenti, anche negli aggregati societari ci può essere di tutto, specialmente in Cina, dove l'opacità è regola di mercato. 

Come sapete ritengo che proprio il Dragone potrebbe essere il detonatore della prossima crisi e, per questo, sto dedicando molti dei miei articoli alle sue criticità. Nella notte tra sabato e domenica, le autorità cinesi hanno reso noto i dati su export e import nel mese di aprile, entrambi calati dal balzo record di marzo che fece gridare alla ripartenza cinese: tutte e due le voci hanno mancato le aspettative e hanno invece confermato la debole domanda sia interna che estera, raffreddando e non di poco le speranze di ripresa di quella che è la seconda economia del mondo. 

Le esportazioni sono scese dell'1,8% su base annua dopo l'irrealistico (e tutto basato sull'effetto base dello scorso anno) +11,5% di marzo, stando a dati dell'Amministrazione generale delle dogane, un dato che supporta i timori del governo riguardo a un ambiente economico nel commercio estero che sarà duro nell'anno in corso. Le importazioni sono invece crollate del 10,9% sempre su base annua e in questo caso dopo il -7,6% del mese di marzo, risultato che porta la striscia di cali consecutivi a 18 mesi di fila. Tradotto, domanda interna che rimane molto debole nonostante la spesa record del governo in investimenti infrastrutturali e la crescita senza precedenti del credito nel primo trimestre.  


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