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SPY FINANZA/ Così la Cina spaventa i mercati (oltre a Silvio Berlusconi)

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Inoltre, la crescita economica cinese ha rallentato al 6,7% sempre nei primi tre mesi di quest’anno, ma il dato sull'attività è risalito a marzo, proprio grazie alle politiche di stimolo del governo, compresi sei tagli dei tassi di interesse dalla fine del 2014 a oggi. Il problema è che al netto del rallentamento, il governo cinese ha iniettato qualcosa come prestiti totali per 1 triliardo di dollari nell'economia, bloccando sì il rapido rallentamento iniziato sul finire del 2015 e facendo perdere di forze ai timori per un hard landing, ma la quasi totalità degli analisti è certa che questo rimbalzo avrà vita breve e, quindi, effetto limitato. 

E che il mercato debba prepararsi a un rischio ribassista per la Cina ce lo dicono altri due dati, i quali ci offrono un orizzonte molto in chiaroscuro: se da un lato, infatti, il dato PMI manifatturiero ufficiale relativo ad aprile ha segnalato un'espansione dell'attività delle fabbriche per il secondo mese di fila ma solo marginale, l'indice PMI Caixin della manifattura parla invece per il mese scorso di un livello sotto 50, ovvero il 14mo mese di fila di contrazione. Chi dice la verità? Difficile saperlo in Cina, la cui Banca centrale ha detto che agirà comunque in maniera preventiva a ogni possibile pressione ribassista, forte del fatto che, nonostante la domanda globale debole, la Cina nel 2015 è comunque riuscita ad ampliare la sua quota di mercato nell'export globale, salendo al 13,8% dal 12,3% del 2014. Insomma, le esportazioni del Dragone sembrano restare competitive, nonostante i costi più alti. 

La domanda però è questa: se la Cina ha dovuto spendere 1 triliardo di dollari in tre mesi in stimolo del debito solo per rallentare la traiettoria di crescita al ribasso, cosa dovrà fare in futuro per cercare di non tamponare la falla ma crescere realmente? E qui subentra la seconda criticità legata al dato di import ed export e ciò che preoccupa maggiormente Silvio Berlusconi in chiave di cessione del Milan. Come ci mostra questo grafico, la Cina ad aprile ha registrato un surplus commerciale di 45,56 miliardi di dollari contro le attese di 40 miliardi, peccato che quel extra-commercio altro non siano che fughe di capitali record attraverso Hong Kong, dinamica che veramente spalanca dubbi enormi sulla veridicità e la credibilità dei numeri che arrivano da Oriente.  

Il grafico parla chiaro: nonostante l'aumento delle riserve valutarie di 6,4 miliardi di dollari (di fatto un mero effetto dell'apprezzamento forex), gli outflows di capitali sono accelerati ad aprile. L'import verso Hong Kong è salito su base annua del 203,5% lo scorso mese dal +116,5% di marzo, il tutto a fronte di un calo della crescita dell'import da altri mercati dell'11,9% dopo il -8,2% di marzo: si spacciano per importazioni ciò che in realtà sono solo fughe di capitali. 

 

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