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SPY FINANZA/ La tattica dei cinesi dietro lo "shopping" all'estero

Pubblicazione:mercoledì 11 maggio 2016

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Che fare quindi, per evitare di restare intrappolati con il denaro in Cina? Si comprano aziende estere, spesso a prezzi fuori mercato, perché occorre far defluire fondi lontano dalla mainland. Il grafico a fondo pagina ci mostra la follia in cui si è sostanziata ultimamente la corsa alla fusione e acquisizione da parte di colossi cinesi, mettendo in risalto soprattutto il grado di leverage su cui operano, vista la ratio tra indebitamento e flusso di cassa da mani nei capelli. Ma non importa, perché la logica è proprio quella di acquistare a qualsiasi prezzo, perché interessa solo avere base legale per un trasferimento estero, quindi se gli obbligazionisti comprano debito - di fatto, pagando il conto all'operazione - meglio così. 

Qualche esempio? La Take Zoomlion, un'azienda di macchinari industriali a parziale controllo statale, la cui ratio debito/EBITDA è di 83 a 1. Oppure la Fosun, un vero e proprio acquirente seriale che ha speso 6,5 miliardi di dollari in partecipazioni azionarie in 18 società estere in sei mesi lo scorso anno, il tutto con una ratio debito su flusso di cassa di 1 a 55.7. E non ha comprato cose da poco, perché è entrata nell'azionariato di Circle du Soleil, Club Med e della banca privata tedesca Hauck & Aufhaeser. E che dire della China Cosco Holdings, la quale ha comprato in modalità di svendita garantita dalla troika, l'autorità portuale del Pireo in Grecia per 368,5 milioni di euro, promettendo altri investimenti per 500 milioni di euro: il tutto, stando seduta su una ratio debito/EBITDA di 41.5x! C'è poi la Cofco Corporation, la quale ha raggiunto un accordo con il Noble Group attraverso la sua sussidiaria, Cofco International, per acquisire una quota della Noble Agri per 750 milioni di dollari: anche in questo caso, l'acquirente a un rapporto tra debito e cash-flow pari a 1 a 52. Infine la Bright Food, la quale ha comprato il gruppo Weetabix (cereali, biscotti e prodotti per la colazione) per 1,2 miliardi di dollari lo scorso hanno, pur avendo una ratio debito/EBITDA di 1 a 24! 

E chi sta partecipando a questo esodo? Il 63% del valore degli accordi esteri annunciati a partire dall'inizio del 2015 era mosso da aziende a detenzione chiusa, ovvero non quotate su mercati pubblici regolamentati e accessibili ad investitori ordinari, come confermano i dati tracciati da Bloomberg. Nei cinque anni precedente, quella percentuale era del 47%. Inoltre, le grandi aziende cinesi operano anche in altro modo per portare capitali all'estero senza destare sospetti, utilizzando ad esempio il sentiero della cosiddetta lost arbitration: un'azienda cinese viola scientemente un contratto con una falsa ditta statunitense e subito dopo perde rapidamente l'arbitrato negli Usa, in modo da creare il presupposto legale per un trasferimento di capitali offshore. Capite perché, forse, prima di vendere il suo gioiello, Silvio Berlusconi vuole sapere davvero chi ha intenzione di comprarlo e perché, tenendosi comunque l'asso della manica dell'assenza di vincolo alla vendita? 

 

(2- fine)

 




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