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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La tattica dei cinesi dietro lo "shopping" all'estero

Oltre alle società di calcio, ce ne sono altre americane ed europee nel mirino di aziende cinesi. MAURO BOTTARELLI ci spiega il perché del così forte loro interesse

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Alla fine il dato è tratto, al Milan finisce un'era. Dopo il via libera arrivato da Silvio Berlusconi, al termine di una lunga riunione con i figli ad Arcore, ieri anche il cda di Fininvest ha approvato il passaggio di consegna del club rossonero alla cordata di imprenditori cinesi. Più che altro una formalità: in poco più di quaranta minuti, il consiglio di amministrazione della holding che controlla il 99% del club vincitore di sette Coppe dei Campioni ha deliberato la trattativa in esclusiva per la vendita del pacchetto di maggioranza alla cordata cinese guidata dal colosso immobiliare Evergrande e dall'imprenditore Jack Ma, uno degli uomini più ricchi di Pechino grazie al successo del suo sito di e-commerce Ali Baba. 

Questo il comunicato di Fininvest: «Fininvest ha raggiunto un accordo per un periodo di esclusiva con un gruppo di investitori cinesi relativo alla cessione di una quota dell'AC Milan. È stato contemporaneamente sottoscritto un promemoria di intesa, partendo dal quale si darà il via a un approfondimento della trattativa. Il periodo di esclusiva è stato definito in modo da risultare compatibile con la complessità delle tematiche da discutere, le esigenze della società e gli appuntamenti previsti dal calendario delle attività calcistiche». Ma attenzione, perché la firma sull'esclusiva non è vincolante: Berlusconi avrebbe sempre la possibilità di fare marcia indietro e tenersi la sua squadra in ogni momento prima di un'eventuale firma. 

Cosa fatta? Personalmente penso di sì, ma quest'ultima clausola, ovvero l'assenza d vincolo alla cessione, è figlia legittima della volontà espressa la scorsa settimana da Berlusconi in persona di voler conoscere i nomi di chi fa parte della cordata cinese che vorrebbe comprare il Milan per essere certo che gli imprenditori che ne fanno parte non vogliano dar vita anche in Italia allo shopping con doppio fine che stanno conducendo ormai da due anni negli Stati Uniti. Ecco qualche esempio, tra i più eclatanti. Il gruppo assicurativo Anbang Insurance Group Co. sta pagando 6,5 miliardi di dollari per acquisire il gruppo alberghiero Strategic Hotels & Resorts Inc. e i suoi hotel, tra cui alcune proprietà della Four Seasons ad Austin e nella Silicon Valley, dal fondo di private equity newyorchese Blackstone Group, il quale aveva acquisito il pacchetto solo tre mesi fa. Inoltre, sempre la Anbang è il principale offerente per la Starwood Hotel & Resorts Worlwide, il valore delle cui proprietà - tra cui il St. Regis di New York - è valutato oltre i 4 miliardi di dollari: bene, l'ultimo rilancio cinese è stato di quasi 14 miliardi di dollari! 

C'è poi lo Haier Group che ha acquistato il business delle apparecchiature elettriche dalla General Electric per 5,4 miliardi di dollari lo scorso gennaio, 2 miliardi più di quanto offerto in precedenza dalla tedesca Electrolux AB, prima che la trattativa collassasse per l'opposizione del ministero della Giustizia Usa. L'Haier Group, casualmente, ha invece ottenuto il via libera dalle autorità antitrust di Usa, Messico, Canada e Colombia. E ancora, il produttore di macchinari industriali Zoomlion Heavy Industry Science & Technology, il quale sta corteggaindo la Terex Corporation con base a Westport, Connecticut, questo nonostante il competitor finlandese Konecranes Oyj avesse avanzato alla ditta Usa un'offerta di fusione. A gennaio, la Zoomlion ha avanzato una contro-offerta ostile e la scorsa settimana l'ha alzata arrivando a pagare 31 dollari per azione, contro i 23,89 dollari della chiusura di ieri.