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UE vs ITALIA/ Deaglio: la via d'uscita è il "default programmato"

Pubblicazione:giovedì 12 maggio 2016

La sede della Commissione Ue (Infophoto) La sede della Commissione Ue (Infophoto)

«La via d’uscita dagli attuali livelli di debito è il default programmato attraverso un accordo tra i vari Paesi del mondo. I termini di restituzione dei titoli di Stato possono essere procrastinati in modo da consentire ai vari governi di utilizzare le risorse disponibili per stimolare l’economia». È la proposta di Mario Deaglio, professore di Economia internazionale all’Università degli Studi di Torino. Il 9 maggio il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha scritto una lettera alla Commissione europea in cui si afferma: “La riduzione del rapporto fra debito e Prodotto interno lordo è uno degli obiettivi chiave del governo italiano, al pari della riduzione del deficit. Il rapporto è stato virtualmente stabilizzato nel 2015, nonostante le avverse condizioni economiche”. La Commissione Ue ha risposto che apprezza i passi avanti dell’Italia, ma i risultati sulla riduzione del debito sono ancora al di sotto delle attese e le spiegazioni di Padoan sono insufficienti.

 

Professore, chi ha ragione tra Padoan e la Commissione Ue?

Dal punto di vista tecnico dipende da come si interpretano le norme, cioè dal grado di flessibilità accordato al Paese. Il vero problema della Commissione Ue è che non riesce a decidere nulla, e il motivo è che un grado di flessibilità maggiore è già stato accordato alla Francia. Ci si trova quindi in difficoltà quando un altro Paese che ha fatto i “compiti a casa” chiede a sua volta di sforare, tanto più che Parigi non ha ancora fatto i suoi “compiti”.

 

In che senso?

In Francia la riforma del lavoro non è ancora arrivata all’approvazione definitiva, e il governo ha molte difficoltà a farla passare, mentre la riforma delle pensioni non è nemmeno stata avviata. Dal momento però che la Francia è un partner privilegiato della Germania si lascia correre, anche perché nel 2003-2004 Parigi aveva fatto lo stesso nei confronti di Berlino. La conseguenza è che rispetto al debito dell’Italia, la Commissione Ue ha difficoltà a prendere qualunque decisione.

 

L’Italia può comunque dire che sta tagliando il rapporto debito/Pil?

No, non lo sta chiaramente tagliando. Padoan chiede di non tagliare il debito per un altro anno, in modo da fare aumentare il Pil e di conseguenza di fare scendere il rapporto debito/Pil. Se invece Bruxelles imporrà all’Italia di tagliare il numeratore, cioè il debito, il Pil scenderà e il rapporto resterà uguale.

 

Le misure del governo riusciranno davvero a fare aumentare il Pil?

È impossibile prevederlo. Noi stiamo osservando in tutti i Paesi avanzati che il tipo di risposta dell’economia alle misure dei governi non sono più quelle di una volta. La capacità della spesa pubblica di influenzare l’economia reale è diminuita e non sappiamo bene perché. In altre parole il virus si presenta in forma nuova.

 

Lei ha un’ipotesi sul perché le vecchie regole dell’economia hanno smesso di funzionare?


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