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Economia e Finanza

BANCHE/ Popolari, un lunedì di fuoco non solo per il Nordest

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Lunedì i due Ceo - Giuseppe Castagna per Bpm e Pierfrancesco Saviotti per il Banco - rilanceranno al massimo la validità industriale del progetto. Ma nessuno può garantire che convinceranno il mercato: a cominciare dai soci Bpm, essi stessi penalizzati negli ultimi tempi al listino dal vincolo programmatico di una fusione “alla pari”. La decisione stessa del Banco di offrire l’intero importo richiesto sotto forma di opzione azionaria sul mercato non è parsa mostrare particolare forza. Il gruppo veronese sembrava voler contare su alcuni collocamenti riservati a grandi investitori, anche in forma di obbligazioni strutturate. I mercati si sono rivelati invece molto freddi su un aumento di capitale lanciato prima della trasformazione in Spa: forse per qualche timore nei vertici di vedere messa in discussione la loro posizione nel “progress” dell’aggregazione con la Bpm.

A rendere più articolato il quadro è la presenza della stessa Mediobanca come co-garante dell’aumento e quella - sempre meno remota - di Atlante come eventuale “tappabuchi”. Ma se nell’aumento del Banco l’istituto di piazzetta Cuccia fosse chiamato a un ruolo importante e dinamico” come quello che si profila a per Veneto e se addirittura Atlante dovesse accorrere anche a Verona, è evidente che il quadro iniziale di fusione con la Bpm sarebbe profondamente modificato. Non necessariamente l’operazione rischia la cancellazione, ma si aprirebbero scenari inediti, finora non esplorati né dalla Borsa, né dalle diverse autorità di vigilanza.

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