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BANCHE E UE/ Il bail-in è illegittimo, ecco le prove

Pubblicazione:lunedì 16 maggio 2016

Ignazio Visco (Infophoto) Ignazio Visco (Infophoto)

Tuttavia lo Stato e gli altri enti pubblici dispongono di un altro mezzo per acquisire i beni strumentali allo svolgimento di attività di pubblico interesse, ossia il prelievo tributario, che, diversamente dall'espropriazione, è strutturalmente conforme al principio di eguaglianza, come risulta dall'art. 53 Cost. Ne consegue - poiché il principio di uguaglianza entra a comporre l'architrave del vigente ordinamento costituzionale - che dovrà preferirsi l'imposizione fiscale rispetto all'esproprio, al quale ultimo potrà farsi legittimamente ricorso soltanto quando si tratti di acquisire un bene infungibile. La scelta non è, dunque, libera, bensì vincolata. Ed è evidente, allora, che debba escludersi per definizione la legittimità dell'esproprio che abbia a oggetto il danaro, bene fungibile per eccellenza.

Il bail-in è dunque illegittimo, poiché ha per oggetto un credito di somma di danaro. Senza dire che, per di più, alla sua applicazione non corrisponde alcun indennizzo, che del resto svelerebbe il paradosso di tale istituto: acquisire crediti dando in cambio il controvalore in danari. Né l'illegittimità può "in qualche modo" essere scriminata dal vincolo discendente dalla direttiva europea che ha imposto il cosiddetto salvataggio interno, atteso che l'art. 42 Cost., che codifica il "sommo statuto generale dei diritti privati a contenuto patrimoniale" ed è, quindi, "metro universale sul quale misurare ogni norma formalmente o anche solo sostanzialmente ablativa di tali diritti", rientra tra quei principi supremi evocati dalla nostra Corte costituzionale in funzione di "controlimite" all'adesione dell'Italia all'ordine giuridico europeo.

Ciò è tanto vero che l'art. 345 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea dispone che "I trattati lasciano del tutto impregiudicato il regime di proprietà esistente negli Stati membri". E in effetti l'art. 42 Cost. è norma essenziale perché, nel vincolare la legge al riconoscimento e alla garanzia della proprietà privata, non si riferisce soltanto e semplicemente all'attribuzione del corrispondente diritto soggettivo, bensì al sistema dei poteri, che è parte essenziale della tutela dell'autonomia dei privati e, quindi, della loro libertà di autodeterminazione. Il bail-in, viceversa, in spregio di tale autonomia converte d'imperio i risparmiatori e, prima ancora, tutti noi che siamo obbligati a depositare danaro negli istituti di credito per poter accedere all'uso di quella "moneta bancaria" il cui utilizzo è oggi non soltanto incentivato, ma imposto dagli ordinamenti statali, in partecipanti al capitale di rischio. 

In Austria, la Corte costituzionale, con una decisione del luglio 2015, ha dichiarato costituzionalmente illegittima una normativa che conteneva una forma di bail-in proprio per contrasto con la garanzia costituzionale della proprietà privata. In Italia si levano molte voci critiche, anche dalle istituzioni (il Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha parlato del bail-in come "fonte di seri rischi di liquidità e di instabilità finanziaria"), ma senza giungere a risultati concreti, tantomeno in termini di salvaguardia dei diritti costituzionali, proseguendo in una condotta omissiva e lassista che poco giova agli interessi nazionali ed espone il sistema creditizio italiano e, più ancora, il risparmio degli italiani a gravi aggressioni.


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