BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA E POLITICA/ Così Grecia e Fmi possono "salvare" l'Italia dalla bancarotta

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

In Italia sono stati fatti tentativi in parte in tal senso, quali quelli di un migliore valorizzazione del patrimonio pubblico, e hanno dato risultati modesti poiché troppo timidi. Le proposte di Giuseppe Guarino, Giorgio La Malfa, Andrea Monorchio, Paolo Savona, Guido Salerno e altri sono  un segnale importante: persone di culture differenti stanno metabolizzando l'idea del riscatto, nonostante non abbiamo dimestichezza con le esperienze dell'America Latina e della Germania. Numerose proposte guardano solo o principalmente alla ricchezza immobiliare privata (l'Italia ha la più alta percentuale al mondo - l'80% - di residenti che abitano in case di loro proprietà). Ciò sarebbe un'imposta patrimoniale in maschera (e verrebbe letta dai mercati come l'anticamera della bancarotta).

Un fondo per il riscatto del debito pubblico dovrebbe basarsi su tre pilastri (il suo "sottostante" nel lessico finanziario): a) parte del patrimonio immobiliare pubblico; b) parte del patrimonio immobiliare privato  su base volontaria e in cambio di un'esenzione permanente da eventuali imposte patrimoniali; c) parte dei veri di gioielli di famiglia (Enel, Eni, Finmeccanica, Poste Italiane, Sace, Terna, Sogin, Inail). Rai, Ferrovie, Anas, Fincantieri e altre imprese da denazionalizzare non verrebbero, in una prima fase, incluse poiché sono fardelli da rimettere in sesto o da liquidare. Con un tale "sottostante" in garanzia, il fondo potrebbe emettere titoli a lungo termine e a tassi allineati su quelli di riferimento della Bce per riscattare il debito pubblico e , in via subordinata, finanziare investimenti a lungo termine di interesse collettivo attualmente accantonati a ragione delle ristrettezze di bilancio. Il fondo sarebbe un veicolo per denazionalizzare/privatizzare le società /gli enti le cui azioni sarebbero il suo "sottostante".

Perché l'operazione funzioni il "sottostante" dovrebbe essere aggregato (con una cartolarizzazione) e non dovrebbe essere quotato in Borsa per un certo numero di anni (al fine di costituire una garanzia solida). Potrebbe essere collocato presso fondi pensione per dare corpo a un'efficace ed efficiente previdenza integrativa. Ciò richiederebbe una preventiva riduzione del loro numero da 700 ad una decina con effettiva portabilità (ossia che gli iscritti possano votare con le gambe e migrare verso quelli meglio gestiti). Un passo che va comunque fatto se non si vuole che la previdenza integrativa resti una chimera.

Vale la pena ricordare che le varie proposte per ridurre il debito sono state confrontate in un seminario Cnel di circa due anni e mezzo fa e che la Fondazione Astrid ha elaborato un documento complessivo per il Governo Letta. Non ricordo proposte specifiche del Governo in carica, tranne l'asserzione che la ricchezza delle famiglie e la crescita ci tireranno fuori dalla trappola. Invece, a farci uscire dalla gabbia saranno il Fondo monetario internazionale e la Grecia. Il Fondo detesta le insolvenze, come documentato da un lavoro del servizio studi dell'istituzione. Il succo dell'analisi è che le ristrutturazioni del debito sono un male infinitamente minore delle insolvenze, in quanto queste ultime si ripetono a catena e contagiano il resto del mondo. Per questa ragione, preme per una ristrutturazione del debito greco.

Nelle nostre preghiere ricordiamoci del Fondo monetario internazionale.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.