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FINANZA & MEDIA/ Le miniere di Caltagirone e il profumo dei soldi attorno al Corriere

Pubblicazione:mercoledì 18 maggio 2016

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Merita più attenzione l'escalation fra gli azionisti Rcs oppure quella fra Francesco Gaetano Caltagirone e i giornalisti dei 6 quotidiani del gruppo? Urbano Cairo fa più notizia quando ventila un rilancio della sua Ops su Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport oppure quando rivendica una quota di canone Rai per il Tg di La7 diretto da Enrico Mentana? È più importante il ritorno di Vittorio Feltri alla guida del "suo" Libero o il venticello di drastiche razionalizzazioni fra tutte le testate di centrodestra (Il Tempo, il Giornale, ecc.)? Il Sole 24 Ore di Giorgio Squinzi è quello che inanella trimestri in rosso e naviga a vista sul budget 2016 o quello che stringe una media partnership con Enel, pivot del piano banda larga del governativo? È meglio annotare l'ingresso di Michele Santoro nell'editoriale del "Fatto" o il primo utile dichiarato da IlPost?

È difficile scegliere la pista giusta nel mare in tempesta della media industry nazionale. Il riflesso di Mediobanca sul Corriere spande profumo di quattrini: ma lascia a Cairo il vantaggio morale di essere un editore professionale (Gannet che rilancia l'Opa sul Chicago Tribune tiene assieme il cash con le logiche industriali). E chiamando in tutta fretta Andrea Bonomi, Piazzetta Cuccia rivela l'ansia di sentirsi chiusa nell'angolo su troppi fronti (banche, editoria, tlc, assicurazioni). E - cognome a parte - l'Investindustrial di Bonomi non è forse parente dei "fondi avvoltoi" respinti dal neo-capitalismo misto tenuto a battesimo in Italia dal fondo Atlante?

Caltagirone, scuotendo l'albero di un'editoria giornalistica oligopolistica, consociativa e corporativa, non ha mostrato timore di uscire allo scoperto come industriale niente affatto "confindustriale". Ha battuto i pugni sul tavolo dei poligrafici per farli risuonare anche a quello del rinnovo del contratto nazionale dei giornalisti, disdetto da più di un anno. Non sorprende che le organizzazioni sindacali dei giornalisti abbiano reagito: la democrazia di mercato funziona così. Ma l'odore dei soldi è lontanissimo, domina invece quello acre del miniere gallesi, assediate e vinte da Marghareth Thatcher e dal mercato negli anni '80.

Anche il resto - le fonti di ricavo del new journalism - è una storia in progress. Prima della fine del 2016 è possibile, probabile che ne carpiremo di più.



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