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FINANZA E POLITICA/ Un'altra "trappola" tedesca pronta per l'Europa

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Jens Weidmann  Jens Weidmann

Finora la politica monetaria di Draghi è stata accusata di creare solo liquidità e non investimenti. Ora finalmente questa macchina si mette in moto, almeno per quanto riguarda gli investimenti privati. Quelli pubblici sono invece incastrati dalla bassa disponibilità di mezzi e dalla lentezza delle nostre istituzioni. In generale comunque dal momento che il tasso d’interesse è più basso, è più facile fare degli investimenti. La politica monetaria sta dunque cominciando a funzionare, anche se purtroppo non abbastanza.

 

Perché non abbastanza?

Perché il +1,1% del Pil previsto dall’Istat per il 2016 è un risultato modestissimo. Quello che penalizza l’Italia è che la nostra riforma del lavoro non funziona, e quindi dal punto di vista internazionale perdiamo quote di mercato. A ciò si somma una fase difficile per quanto riguarda le esportazioni verso i Paesi extra Ue. All’interno dell’Ue la Germania fa la parte del leone, mentre l’Italia è sempre meno competitiva.

 

Che cosa si attende dalla decisione della Commissione Ue attesa per venerdì sulla flessibilità richiesta dall’Italia?

Mi aspetto che la Commissione Ue ci conceda un po’ di flessibilità e in cambio ci faccia fare una piccola correzione. Bruxelles non vuole creare un caso con l’Italia proprio mentre è impegnata sui fronti di Brexit, Grecia e Libia. La scelta è quella dunque di rinviare a ottobre l’operazione per portare il rapporto deficit/Pil dell’Italia all’1,8%. Intanto si chiederebbe all’Italia una manovra correttiva pari allo 0,1% del Pil quest’anno e dello 0,75-0,8% l’anno prossimo.

 

(Pietro Vernizzi)



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