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SPY FACEBOOK/ I guai di Menlo Park tra news e ricavi

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Alcuni ricollegano questa relativa, primissima crisi di crescita di Facebook alle notizie, o presunte tali, raccontate da alcuni “ex”, fuoriusciti dal social con molti mal di pancia, che l’hanno accusato di avere una redazione segreta di esseri umani e non di robot incaricata di manipolare i contenuti liberamente immessi dagli utenti, per influenzare la classifica che in molti Paesi (ma non in Italia) il social pubblica, come fa ovunque Twitter, per indicare i trending topics, cioè gli argomenti di tendenza. Secondo queste accuse, Facebook avrebbe effettuato delle censure politiche, per penalizzare i repubblicani... Addirittura il sistema sarebbe stato introdotto due anni fa, all’epoca del caso Ferguson, quel minorenne nero ucciso alle spalle da un poliziotto in America, fattaccio che sarebbe stato minimizzato “a mano” contro l’algoritmo che giustamente lo metteva in grande evidenza. Naturalmente il colosso di Menlo Park ha smentito.

Ora, premesso che è impensabile che tanta intelligenza artificiale non sia gestita con un pizzico di furbizia naturale, non è certamente per una sorta di condivisa e spontanea rappresaglia contro queste asserite censure che il pubblico sta postando meno e forse, raffreddando il suo entusiasmo per il social. È che il troppo stroppia, vecchia regola delle nonne ignorata dal mondo “iper” dei social network e, in generale, della Rete. Un gigantismo, un “oversize” veramente “all’americana”, che oltre a produrre danni nella testa degli utilizzatori ha cominciato a produrne nei conti dei produttori.



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