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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Una nuova "minaccia" arriva dalla Cina

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Come avevo anticipato, una delle rappresentazioni plastiche della follia da eccesso di credito che si è sostanziata in Cina è la bolla sul trading di futures legati alle materie prime. La quale, giovedì corso, ha fatto il primo boom. Ma non quello definitivo, tanto che Citi lo stesso giorno ha pubblicato un report allarmato nel quale si avvertivano di clienti di "reggere il cappello" vista l'anormale e assurda crescita dei volumi di trading relativi ad acciaio rinforzato in barre, acciaio, carbone e rame, con la prima di queste commodity che rappresenta addirittura il trading più attivo nel mondo. La frenesia è diventata tale che parlando a una conferenza a Singapore, Garry Jones, ceo della London Metal Exchange, la più grande del mondo, si è lasciato andare a dichiarazioni di questo tenore: «Non credo proprio che la gran parte di chi sta facendo trading sappia cosa sta trattando realmente. Perché quello sull'acciaio rinforzato in barre dovrebbe essere il contratto future più attivo del mondo? Penso che molta gente non sappia nemmeno cosa sia». Ed è vero, perché quel tipo di prodotto è un benchmark utilizzato nelle costruzioni, ma l'aumento dei volumi di trading ci fa capire che sono investitori retail e non professionisti a essersi lanciati in questa avventura speculativa che riguarda anche acciaio, carbone e cotone, tanto è vero che molte Borse asiatiche, tra cui Shanghai, hanno già annunciato misure restrittive per cercare di placare la fame di speculazione di casalinghe e fattorini impazziti con il trading on-line.

E il primo grafico a fondo pagina ci mostra come proprio in Cina ci sia un pericoloso precedente relativo a unpattern di enormi volumi speculativi che giungono da investitori retail: come ricorderete dalla scorsa estate, non andò a finire bene. Ancora Jones da Singapore: «Se guardate alla base di clientela di molte Borse cinesi, vedete che sono pesantemente focalizzate e orientate su clientela retail e non professionista. Oltretutto, non c'è soltanto un alto tasso di partecipazione di quella categoria ma anche un alta velocità di esecuzione del trading». E sia lo scorso anno che nel 2009, le attività speculative di questo tipo si sono mostrate molto vulnerabili a correzione nette dei corsi, una volta che il momento rialzista dei prezzi svanisce o perde di intensità sui volumi. In entrambi i casi non è finita bene per la price action.

Ed ecco che questi ultimi due grafici ci mostrano plasticamente come giovedì la festa sia finita, poiché quando il volume raggiunge un crescendo simile, poi si schianta, aiutato dalle misure draconiane messe in campo dalle autorità di vigilanza del mercato. Le quali hanno ordinato alle tre principali Borse che trattano materie prime di «controllare la speculazione intraday inibendo la possibilità di operare a investitori che non abbiano esperienza nell'industria delle commodities». Come vedete, il volume del trading è collassato, ma come ci mostra l'ultimo grafico ora sarà il prezzo delle commodities ad andare in re-coupling e schiantarsi di conseguenza.

Attenti a sottovalutare la Cina, già lo scorso anno ha messo paura al mondo. Questa volta potrebbe essere peggio, molto peggio.

 

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