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SPY FINANZA/ Una nuova "minaccia" arriva dalla Cina

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Questo articolo non parla degli Usa, ma parte da un dato americano per farvi capire il quadro in cui siamo e perché c'è da aver paura in vista dell'estate, stagione che tipicamente trova i regolatori con la guardia abbassata nei confronti delle turbolenze di mercato, amplificate anche dai bassi volumi di trading che permettono a un'onda di diventare maremoto. Il grafico a fondo pagina ci mostra il dato del Pil statunitense del primo trimestre di quest'anno, un +0,5% su base annua che spero manderà in soffitta per sempre anche gli ultimi narratori della grande ripresa dell'economia obamiana. E, attenzione, si tratta del dato ufficiale pubblicato giovedì scorso dal Bea, visto che il tracciatore in tempo reale della Fed di Atlanta parla di un +0,1%. Praticamente, crescita zero a fronte di aspettative di un +0,7%: il dato reso noto pochi giorni fa è esattamente la metà di quello del quarto trimestre del 2015 e il più basso tasso di crescita trimestrale dai primi tre mesi del 2014, quando la Fed scaricò la colpa sull'inverno rigido. Di più, si tratta del terzo calo consecutivo su base trimestrale.

Cosa dite, quando mercoledì scorso il comitato monetario della Fed si è riunito per discutere sui tassi, aveva già dato una sbirciatina in anticipo al dato? In molti se lo chiedono, visto che nel comunicato di fine riunione i toni erano estremamente da colomba e l'ipotesi di un aumento a giugno è stata cancellata dall'agenda. Insomma, l'America sta entrando in una nuova fase di recessione, visto che siamo al settimo anno dalla precedente e i cicli difficilmente sbagliano. Di più, tutti gli indicatori macro sono pessimi, dalla manifattura ai servizi ai nuovi ordinativi alla ratio scorte/vendite relativa fino alle spese per consumi. In compenso, il Dow Jones è un passo dai massimi storici, il tutto grazie ai buybacks azionari delle grandi corporations, le quali si indebitano come pazze sfruttando i tassi ancora bassi e usano quel denaro non per intervenire sul CapEx o su sviluppo e ricerca ma per ricomprare propri titoli, in modo di abbassare il flottante, tenere alte le quotazioni e staccare dividendi e bonus.

È un enorme schema Ponzi retto solo dalle Banche centrali, ma per nulla sostenuto dai fondamentali, i quali sono infatti ai livelli del 2008-2009, al netto però di uno stock di debito a livello globale - pubblico e privato - enormemente maggiore. Inoltre, la Fed non può più stimolare l'economia, quindi il mondo si basa sulla Bank of Japan, il cui non agire mercoledì notte ha fatto schiantare Tokyo del 3,66%, e sulla Bce, la quale deve fornire liquidità alle grandi aziende attraverso gli acquisti di bond corporate.

Insomma, l'enorme bugia globale si fonda su questi presupposti. C'è però una variabile che io ritengo sia troppo sottovalutata e che potrebbe essere il vero detonatore della situazione, da giugno in poi: senza preavviso, se non negli indicatori tecnici di chi opera. I quali, come ha testimoniato mercoledì scorso il report di Bank of America sui suoi clienti, stanno infatti scaricando equities da 13 settimane di fila, un outflows che non si vedeva dal 2008-2009. Il parco buoi, fondi pensione in testa, invece comprano come beoti.

E qual è quel detonatore? La Cina. E talmente è alto il rischio che le principali banche mondiali si sono già messe in allerta e hanno avvertito i clienti più esposti che il nuovo boom azionario del Dragone è unicamente garantito dal credito facile e sta raggiungendo il suo picco, quindi c'è da aspettarsi una correzione entro la fine dell'estate: addio, quindi, all'ennesima speranza per un genuino ciclo di crescita economica e domanda, reale, di materie prime.

Morgan Stanley, Nomura e Societe Generale hanno tutte pubblicato, la scorsa settimana, report molto cauti e questo perché è ormai palese come il nuovo corso rialzista cinese sia ancora una volta alimentato dall'afflusso di massa di investitori dilettanti, i quali non solo stanno comprando equities dei mercati emergenti con il badile ma anche commodities, la cui bolla è cominciata a esplodere proprio giovedì scorso.



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