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J'ACCUSE/ Bagnai: Europa e Jobs Act ci stanno impoverendo

Pubblicazione:venerdì 20 maggio 2016 - Ultimo aggiornamento:sabato 21 maggio 2016, 15.22

Una manifestazione di disoccupati Una manifestazione di disoccupati

Nel settore manifatturiero il 75% degli occupati sono rimpiazzi, cassa integrazione, blocco del turnover. La voce “aumento dell’occupazione stabile” è pari al 23%. Le altre sono voci che alludono a situazioni di lavoro precario o di cassa integrazione. Siamo quindi in una situazione abbastanza preoccupante, e tutto questo si riflette anche sui comportamenti delle famiglie. Oltre la metà delle famiglie dice che nel 2015 ha limitato la spesa per consumi quali alimentari e abbigliamento. Per quanto riguarda l’abbigliamento ciò riguarda addirittura il 63% delle famiglie.

 

E’ un panorama sconfortante, lei vede anche tendenze positive in atto?

Il panorama è in effetti sconfortante, anche perché l’Italia è il Paese che negli ultimi 20 anni ha avuto l’incremento più forte della disuguaglianza. Lo si vede quando si confrontano gli indicatori di disuguaglianza tra il 1990 e il 2010. Nel Regno Unito è passato da 0,49 a 0,52, in Italia da 0,40 a 0,51. Un secondo elemento di forte allarme è che dall’inizio dell’austerità l’incidenza di povertà relativa nei giovani fino a 17 anni è balzato dal 12,7 al 19. Se un minorenne è povero significa che la sua famiglia si è impoverita.

 

Perché l’Italia ha scontato un conto più pesante rispetto ad altri Paesi?

Mentre abbiamo Paesi con un rapporto deficit/Pil del 5%, all’Italia che è ben all’interno dei parametri di Maastricht è “regalato” uno 0,85%. L’intero apparato di regole europee, con l’esigenza del pareggio di bilancio, è totalmente fasullo. Se fino a quattro anni fa questo lo dicevano solo economisti keynesiani come me o Gustavo Piga, adesso questo accanimento dell’Europa sull’austerità è veramente insensato. Anche i “falchi” come Francesco Giavazzi hanno ammesso che il debito pubblico per l’Italia non è un problema.

 

(Pietro Vernizzi)



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