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J'ACCUSE/ Bagnai: Europa e Jobs Act ci stanno impoverendo

Pubblicazione:venerdì 20 maggio 2016 - Ultimo aggiornamento:sabato 21 maggio 2016, 15.22

Una manifestazione di disoccupati Una manifestazione di disoccupati

“Il quadro che emerge dal rapporto annuale dell’Istat documenta che le riforme economiche di questi anni, in particolare quelle relative al mercato del lavoro, sono state un fallimento”. Lo rileva Alberto Bagnai, professore di Politica economica all’Università G. D’Annunzio di Pescara. Dal rapporto risulta che 2,2 milioni di famiglie italiane vivono senza redditi da lavoro. Il dato è passato dal 9,4% del 2004 al 14,2% del 2015, e nel Meridione arriva al 24,5%. Le famiglie senza lavoro sono invece pari all’11,5% al Centro e all’8,2% al Sud.

 

Professore, quale scenario emerge dal rapporto annuale dell’Istat?

Il primo dato che salta all’occhio è quello sull’andamento del fatturato dal 2010 a oggi. L’inizio della stagione dell’austerità ha fatto crollare il fatturato sul mercato interno, che si è stabilizzato solo verso il 2013. Dal 2011 al 2013 è stato in tendenza negativa, e ora è stazionario al ribasso. Il governo si attendeva il soccorso della “cavalleria”, cioè della domanda mondiale, ma questa cavalleria non è arrivata perché il fatturato realizzato all’estero dalle aziende italiane è a sua volta stazionario.

 

Ci sono differenze di tendenza tra industria e altri settori?

Tra 2014 e 2015, l’industria in generale ha registrato un calo degli occupati dello 0,3%. Dal 2008 al 2015, nell’industria gli occupati sono calati del 13%. Nell’ultimo anno si è registrata una ripresa abbastanza consistente dell’occupazione in settori a basso valore aggiunto quali agricoltura, alberghi e ristorazione. Quello che emerge è quindi un panorama di deindustrializzazione, compatibile con il fatto che la nostra economia sconta un tasso di cambio sopravvalutato, in quanto l’euro è una valuta comunque troppo forte.

 

Come si spiega questa deindustrializzazione del nostro Paese?

Le riforme economiche attuate in questi anni, in particolare quelle relative al mercato del lavoro, stanno mostrando il loro fallimento. Nel 2015 abbiamo avuto un aumento dei dipendenti a tempo indeterminato che hanno rimpiazzato quelli a tempo determinato grazie agli incentivi fiscali legati al Jobs Act. Terminato l’effetto degli incentivi questa situazione si è rovesciata, e ciò significa che il lavoro tende a rimanere abbastanza precario. Le regole contenute nel Jobs Act dunque non sono efficaci.

 

Quanto è ancora diffuso il precariato?


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