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FINANZA E POLITICA/ La grande illusione che ci consegna alla Germania

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In poche parole, la Commissione minaccia di non disinnescare quelle cosiddette clausole di salvaguardia, ossia quegli impegni diretti ad aumentare l’Iva per 15 miliardi e più (0,9% del Pil), a meno che non si trovino misure compensative alternative. Insomma quando si leva il capo da questa lettera e si riesce a trovare la via della ragione nella selva oscura di un linguaggio contorto, ci si accorge che, se vogliamo godere di questo beneficio nel breve termine, nel lungo termine dovremmo trovare almeno 10 miliardi di taglio della spesa per colmare il divario tra deficit e Pil, come ci è imposto dalla Commissione.

Una bella flessibilità, non c’è che dire. E che si colloca in un orizzonte e in insieme di motivazioni che dunque non hanno nulla di economicamente positivo rispetto alla fine dell’austerità e all’inveramento della crescita. Si pensi al fatto, per corroborare questa tesi, che i giornali spagnoli e portoghesi, da qualche tempo, annunciano e preconizzano, insieme, consimili misure per Spagna o Portogallo e che tutto l’insieme di questo gioco di specchi segue quella politica sempre di breve termine, ma di soffocamento della protesta e di prender tempo, come si è fatto in Grecia, che pare divenuto il motivo dominante della tecnocrazia europea.

Infatti , e qui entriamo dentro la macchina degli specchi, la ragione di questo strombazzare a destra e a manca benefici futuri e immediati, diretti a ostacolare l’austerità, ha un solo significato ed è quello di esercitare una moral suasion diretta a presentare un volto umano dell’Europa a dominio tedesco in occasione del referendum sulla Brexit, che sempre più si avvicina minaccioso. Chiunque parli con esponenti dell’establishment del Regno Unito avverte in essi lo stesso terrore che una parte dell’establishment nordamericano rende evidente parlando di Trump. Per me, come per tutte le persone dotate di senno, son cose ben diverse, ma che hanno un tratto comune: può accadere ciò che un tempo pareva impossibile. Del resto, se si pensa che il Regno Unito non ha per sua fortuna quel rigido sistema di cambi fissi costituito dalla moneta unica, perché la sua sterlina se la sono tenuta ben cara, perché cara è loro la sovranità monetaria ed economica, ebbene la fuoriuscita dall’Ue della terra in cui si firmò la Magna Charta sarebbe ancor più grave di una uscita dettata da sole ragioni economiche.

Gli inglesi che vogliono andarsene dall’Ue vogliono farlo per la sua struttura tecnocratica e per la sua asimmetria di potenza che essi ritengono, nel declino della Francia e nel ruolo limitato dell’Italia, ormai irreversibilmente consegnato alla rinata potenza tedesca, dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Insomma: la Brexit dimostra che l’economia non è tutto nelle vicende della storia, anzi è quasi nulla al cospetto delle tradizioni storiche e delle culture politiche. Per questo la Brexit eventuale è pericolosissima per la cuspide dominante della tecnocrazia europea e delle classi politiche di diverse nazioni che da questa cuspide si fanno dominare. 


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COMMENTI
23/05/2016 - flessibilità concessa (antonio petrina)

Nella missiva del 17 c m l'UE concede la flessibilità per le riforme iniziate ed il deficit del 1,8% per il 2017 per stabilizzare e iniziare a ridurre il debito ,nonchè conseguire il pareggio di bilancio nel 2019,come nelle previsioni del DEF.

 
21/05/2016 - Fandonie (Michele Ballarini)

Riporto da un sito specializzato:"Cosa abbastanza singolare, siamo sempre noi che dovremmo accettare condizionamenti dalla Commissione Europea e dalla Bce su come si spendono i nostri soldi della fiscalità generale e ancor peggio quelli della contribuzione previdenziale che vengono mischiati nel calderone del bilancio dello stato per pagare l'assistenza e ripianare il deficit mentre si distribuiscono 15 miliardi circa agli imprenditori con il jobs act (decontribuzione previdenziale) non si colpisce la corruzione, si lascia l'evasione fiscale "libera e bella" (non certo per i lavoratori dipendenti) e si continuano a pagare assurde pensioni d'oro e vitalizi ai politici (in aggiunta anche a laute pensioni)". Per contro, la Germania, che non molti anni fa ha seminato devastazioni e lutti per l'Europa, oltre a quel minuscolo dettaglio che si chiama Olocausto, si permette di dettare regole. Alla Germania farei pagare i danni della guerra, con l'obbligo di tacere nel consesso europeo. Per fortuna che Renzino, l'Erdogan de noantri, si erge a difesa della nostra autonomia. Bravo! Ma che ne pensa Padoan, il suo tutore?