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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ La grande illusione che ci consegna alla Germania

La Commissione europea ha concesso la flessibilità richiesta dall’Italia. Per GIULIO SAPELLI si tratta però di un’illusione: l’Europa è stretta nell’austerità voluta dalla Germania

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L’Europa è sempre più un gioco di specchi. Ricordate quel famoso film di James Bond dove l’eroe di Fleming è impegnato in una partita mortale contro avversari che appaiono e scompaiono e soprattutto mutano le loro forme, mentre cercano di colpire il nostro eroe? Ebbene, se si legge la lettera che martedì 16 maggio il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrowskis e il commissario per gli Affari economici Pierre Moscovici hanno inviato al nostro ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan c’è da rimanere sconcertati. In primo luogo, non si capisce nulla, perché manca la consecutio temporum. In secondo luogo, e questo è più importante, vi è scritto tutto e il contrario di tutto, nel miglior stile burocratese qui agitato e non shakerato con l’arroganza tecnocratica.

Vediamo: si inizia dicendo che si dà via libera a un rapporto tra il deficit e il Pil per il 2016 che può superare l’1,8% promesso fino al 2,3%. Questo si definisce uno «spazio di flessibilità sul deficit senza precedenti» per un valore circa di 13,6 miliardi. Ma questa flessibilità dura solo un anno e in tono perentorio si dichiara che essa è «strettamente condizionata» al fatto che con la prossima finanziaria il governo di Matteo Renzi trovi coperture per 10 miliardi. Naturalmente, a un mese dalle elezioni amministrative, questa lettera è un vero e proprio siluro contro una compagine governativa che ha annunciato nuove e giustissime misure di welfare che sono nel contempo stimoli alla ripresa, come un anticipo pensionistico, il raddoppio del «bonus bebè» e il piano casa. Tutte misure che naturalmente aumentano la spesa pubblica, nel brevissimo termine, mentre assicurano benefici futuri a medio e lungo termine.

Ma è proprio questa prospettiva di lungo e medio termine che manca al club dei dominatori dell’eurozona. Infatti, consentire una flessibilità di pochi decimali e per un lasso di tempo così breve non cambia assolutamente nulla nella logica economica che ci ha sprofondato nella deflazione e quindi in una crisi che dà solo segni molto flebili di inversione. Certo, si permette all’Italia di fare più deficit del previsto, ma le quantità permesse sono talmente scarsamente significative che non garantiscono nessuna possibilità di inversione di tendenza rilevante rispetto alla recessione.

C’è di peggio: i due sopra ricordati estensori della lettera aggiungono che «per garantire la flessibilità richiesta… la Commissione ha bisogno di un chiaro e credibile impegno che l’Italia rispetterà i requisiti del patto di crescita e di stabilità nel 2017». E questo perché, aggiungono, il debito italiano continua a rimanere «fuori controllo» al 132% del Pil. Sempre nella lettera, si conferma che verrà aperto un rapporto sulla mancata riduzione di questo debito.

I due estensori sono pignoli, scrivono, bontà loro, ben esplicitando che la nostra sovranità economica e non solo quella monetaria è ormai ampiamente perduta, che «la nostra ricognizione attuale degli sforzi fiscali per il 2017 indica un gap compreso tra l’1,5% e il 2% del Pil (ossia tra i due e i tre miliardi) ed è quindi cruciale per la Commissione che l’Italia sia pronta ad agire per assicurare che tale gap non si materializzi». 


COMMENTI
23/05/2016 - flessibilità concessa (antonio petrina)

Nella missiva del 17 c m l'UE concede la flessibilità per le riforme iniziate ed il deficit del 1,8% per il 2017 per stabilizzare e iniziare a ridurre il debito ,nonchè conseguire il pareggio di bilancio nel 2019,come nelle previsioni del DEF.

 
21/05/2016 - Fandonie (Michele Ballarini)

Riporto da un sito specializzato:"Cosa abbastanza singolare, siamo sempre noi che dovremmo accettare condizionamenti dalla Commissione Europea e dalla Bce su come si spendono i nostri soldi della fiscalità generale e ancor peggio quelli della contribuzione previdenziale che vengono mischiati nel calderone del bilancio dello stato per pagare l'assistenza e ripianare il deficit mentre si distribuiscono 15 miliardi circa agli imprenditori con il jobs act (decontribuzione previdenziale) non si colpisce la corruzione, si lascia l'evasione fiscale "libera e bella" (non certo per i lavoratori dipendenti) e si continuano a pagare assurde pensioni d'oro e vitalizi ai politici (in aggiunta anche a laute pensioni)". Per contro, la Germania, che non molti anni fa ha seminato devastazioni e lutti per l'Europa, oltre a quel minuscolo dettaglio che si chiama Olocausto, si permette di dettare regole. Alla Germania farei pagare i danni della guerra, con l'obbligo di tacere nel consesso europeo. Per fortuna che Renzino, l'Erdogan de noantri, si erge a difesa della nostra autonomia. Bravo! Ma che ne pensa Padoan, il suo tutore?