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GEO-POLITICA/ La nuova agenda dei “poteri forti”

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Il problema è che mentre noi affrontiamo questa emergenza, l’agenda di chi tira i fili nel mondo sta riempiendosi e sta andando verso un epilogo decisamente rischioso. Vi siete chiesti come mai il Partito repubblicano Usa abbia di colpo smesso di fare la guerra aperta a Donald Trump, il quale nel fine settimana ha ottenuto anche l’endorsement della potente National Rifle Association, la lobby dei costruttori di armi? Tutto è cominciato a cambiare dopo le parole pronunciate dal miliardario newyorchese alla vigilia delle primarie in Indiana del 3 maggio scorso, quando rispose così a chi gli chiedeva cosa si sarebbe dovuto fare se la diplomazia non fosse servita a risolvere la questione dei “contatti ravvicinati” tra mezzi militari Usa e russi: «Se non funziona, non lo so… a un certo punto è necessario sparare. Questa è una vergogna, una vergogna. È una completa mancanza di rispetto per il nostro Paese e il presidente Obama».

E attenzione, perché in attesa del passaggio di consegna alla Casa Bianca e nel silenzio generale, un altro è già avvenuto almeno in maniera informale: quello tra il vecchio e il nuovo comandante delle forze Nato in Europa. Il generale Philip Breedlove passerà infatti il comando dei suoi 60mila uomini al generale statunitense Curtis M. Scaparrotti e per suggellare l’atto due settimane fa ha lanciato minacce precise verso Mosca, dopo aver confermato il dispiegamento di altri 4mila uomini ai confini russi in Polonia e altri tre Stati del Baltico: «Dobbiamo essere pronti per una situazione nella quale la Russia non è un nostro partner e dobbiamo tornare alla pianificazione della guerra, un’abilità che abbiamo perso nell’era post-Guerra fredda e di cui abbiamo bisogno per affrontare una Russia risorgente». Pesanti anche le parole di risposta di Aleksandr Grushko, l’inviato russo presso la Nato, a detta del quale la Russia «non sarà certo uno spettatore passivo. Stiamo prendendo tutte le misure militari che consideriamo necessarie per controbilanciare questa presenza rinforzata, la quale non è giustificata da nulla. Certamente, risponderemo in maniera totalmente asimmetrica».

Insomma, potrebbe bastare una scintilla. Ma noi siamo occupati in altro, ancora persi nel vecchio schema di contrapposizione destra-sinistra, fascisti-comunisti, razzisti-antirazzisti che è andato in onda sabato mattina per le strade di Roma. Lo scontro è altro, così come il nemico. Si chiama mondialismo e il principio buonista dell’abbattimento della barriere è il suo cavallo di Troia per giungere a un mondo senza più sovranità e a controllo centralizzato di un unico potere economico-finanziario-militare. Pensateci.

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COMMENTI
23/05/2016 - La leva dei popoli (Renato Mazzieri)

L'unico modo per iniziare a sostituire l'egemonia della finanza con la partecipazione dei popoli è un sistema di credito alternativo per dare denaro sulla fiducia, senza garanzie, senza interessi e senza spese a chi ne ha bisogno per vivere e/o per lavorare