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Economia e Finanza

GEO-POLITICA/ La nuova agenda dei “poteri forti”

Per MAURO BOTTARELLI ci sono diversi elementi che fanno pensare che si voglia giungere a un mondo a controllo centralizzato di un unico potere economico-finanziario-militare

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Questa Europa è marcia. Nell’anima. Dopo aver negato per mesi e mesi la crisi dei migranti, tacciando di razzismo chiunque ponesse interrogativi sulla sua portata e sostenibilità economico e sociale, ecco che la Commissione europea ora sta lavorando a una sorta di mini-piano Marshall per l’Africa, 60 miliardi per cercare di fermare le migrazioni, aiutando in loco governi e popoli. Paiono tutti d’accordo, da Renzi che per primo a proposto il Migration Compact ad Angela Merkel al presidente dell’esecutivo comunitario, Jean-Claude Juncker. Tanto che Bruxelles sta lavorando a un testo che sarà approvato dal collegio dei commissari Ue il 7 giugno e poi portato al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno alla ricerca del via libera da parte dei capi di Stato e di governo dei Ventotto.

Al centro del piano ci sarebbero i Paesi del Sahel e del Corno d’Africa e il suo funzionamento dovrebbe ricalcare lo schema proposto da Renzi, ovvero vincolare qualsiasi aiuto in cooperazione allo sviluppo e ogni singolo progetto per la creazione di infrastrutture e dunque destinato a diventare generatore virtuoso di posti di lavoro e stabilità sociale. L’Unione in cambio di pacchetti di investimenti creati su misura per ogni Paese chiederà cooperazione nella gestione delle frontiere, anche costiere, accoglienza nei Paesi di transito in campi gestiti anche dall’Unhcr. Inoltre, gli europei vorranno un forte impegno dei Paesi sicuri sui rimpatri dei propri migranti economici e nell’ospitare i richiedenti asilo.

Ma come si finanzierà questo progetto, ottimo sulla carta? Come si passerà dagli attuali 5 miliardi di aiuti - 1 miliardo in meno di quanto diamo alla Turchia per ammassare i profughi e non farli entrare in Grecia e nei Balcani - ai 60 paventati? Ed ecco che emerge l’anima marcia dell’Europa. Ammesso che questo progetto resti in piedi da qui al 7 giugno, si cercherà di costituire un capitale di partenza capace di attrarre investimenti pubblici (governi o veicoli come la Cassa depositi e prestiti) che probabilmente non saranno contati nei deficit nazionali e investitori privati per finanziare i singoli progetti. Lo stesso metodo usato per il Piano Juncker, che con un capitale di partenza di 21 miliardi ha già raccolto 100 miliardi di euro con l’obiettivo di arrivare a 315 per rilanciare l’economia Ue: insomma, si opera a leva come gli hedge funds!

Il piano Juncker, quello che doveva salvare l’eurozona, si è dimostrato un fallimento totale e adesso vogliono utilizzare a medesima ricetta per un tema di questa criticità? Oltretutto con l’estate ormai alle porte e la prospettiva di 800mila immigrati da Maghreb e Africa sub-sahariana già in Libia in attesa di attraversare il Mediterraneo. Per sbarcare dove, indovinate? Ma c’è dell’altro che svela la malafede europea sull’argomento, ovvero come fino a oggi le varie istituzioni comunitarie abbiano trattato il tema, chi abbiano finanziato al riguardo e con chi abbiano collaborato.

A chi fanno capo, infatti, molte delle Ong che da anni stanno operando in favore della politica di porte aperte e integrazione a tutti i costi delle centinaia di migliaia di immigrati che stanno arrivando in Europa? George Soros. E non lo dico io, la denuncia arriva da un ex politico francese, Bernand Carayon, e proprio per questo assumono un contorno particolare e nefasto. E, attenzione, non è un consigliere comunale del Front National caduto in disgrazia, è un ex deputato dell’Ump. Intervistato dal sito francese Atlantico, l’ex membro del Parlamento ha sparato a zero: «Soros è la mente che sta guidando l’influsso di migranti in Europa attraverso oltre 100 Ong che sussurrano nelle orecchie dell’Ue di incoraggiare il collocamento degli immigrati».


COMMENTI
23/05/2016 - La leva dei popoli (Renato Mazzieri)

L'unico modo per iniziare a sostituire l'egemonia della finanza con la partecipazione dei popoli è un sistema di credito alternativo per dare denaro sulla fiducia, senza garanzie, senza interessi e senza spese a chi ne ha bisogno per vivere e/o per lavorare